venerdì 4 settembre 2009

Storie di Lai-tu

Me-ti disse a Lai-tu: Ti ho visto accendere il fuoco. Se non ti conoscessi, mi sarei certo offeso. Avevi l’aria di qualcuno che è costretto ad accendere il fuoco, e siccome ero presente soltanto io, dovevo supporre di essere io quello sfruttatore. Lei disse: Volevo scaldare la stanza il più presto possibile. Me-ti disse sorridendo: Quel che vo­levi, io lo so. Ma tu lo sai? Tu volevi che io, il tuo ospite, me ne stessi a mio agio, al calduccio; si doveva fare alla svelta, perché si potesse cominciare a conversare; io dove­vo amarti; il legno doveva cominciare a bruciare; l’acqua del tè doveva bollire. Ma di tutto questo riusci appunto so­lo il fuoco. L’attimo andò perduto. Si fece alla svelta, ma la conversazione dovette aspettare; l’acqua del tè bollì, ma il tè non fu pronto; ogni cosa fu fatta per l’altra, ma nes­suna per se stessa. E quante cose si sarebbero potute e­sprimere nell’accendere il fuoco! Vi è dentro un antico co­stume, l’ospitalità è qualche cosa di bello. I gesti con cui la bella legna viene accesa possono essere belli e suscitare amore; l’attimo può essere sfruttato, e non ritorna. Un pittore che avesse voluto dipingerti mentre accendevi il fuoco al tuo maestro avrebbe avuto ben poco da dipinge­re. Non c’era gioia in questo modo di accendere il fuoco, era solo schiavitù.

Bertolt Brecht, Me-Ti, Libro delle svolte

2 commenti:

  1. sempre un piacere leggere il MIO (scusa ma sono geloso... :-D) BB

    RispondiElimina
  2. Me Ti è una delle non poche cose che devo a un amico, maestro, amato della mia adolescenza, insieme a Camus, Cristina Campo, e "questo cielo non ha altro dove", e anche al sapere chi è Ipazia.

    Ciò detto, ora che non sono più un'adolescente e non ho più bisogno di maestri, a rileggerlo trovo sotto sotto irritante il paternalismo di BB - anche la poesia che un tempo mi commuoveva tanto

    Il nostro incessante colloquio, simile
    al colloquio di due pioppi, il nostro colloquio di tanti anni
    è ammutolito. Io non sento più
    ciò che dici o scrivi, né tu senti
    ciò ch’io dico.
    Ti ho tenuto sulle ginocchia e t’ho pettinato i capelli,
    ti ho insegnato le regole dell’arte della guerra,
    ti ho spiegato come si tratta con un uomo
    come si leggono i libri e come si leggono i volti,
    come si combatte e come si riposa,
    ma ora mi accorgo
    che non ti ho detto una quantità di cose.
    Spesso mi alzo la notte, e in gola
    mi strozzano i consigli inutili.

    ora mi irrita, ma sarà che non sono più una ragazzina ...

    RispondiElimina