mercoledì 29 gennaio 2014

La banalità della memoria

More about La banalità del male "Prima del colpo di Stato di Badoglio dell'estate 1943, e prima che i tedeschi occupassero Roma e l'Italia settentrionale, Eichmann e i suoi uomini non avevano mai potuto lavorare in questo paese. Tuttavia avevano potuto vedere in che modo gli italiani *non* risolvevano nulla nelle zone della Francia, della Grecia e della Jugoslavia da loro occupate: e infatti gli ebrei perseguitati continuavano a rifugiarsi in queste zone, dove potevano essere certi di trovare asilo, almeno temporaneo. A livello molto più alti di quello di Eichmann, il sabotaggio italiano della soluzione finale aveva assunto proporzioni serie, soprattutto perché Mussolini esercitava una certa influenza su altri governi fascisti (...) Il capo di Eichman, il Gruppenfuehrer Mueller, scrisse in proposito una lunga lettera al ministero degli esteri del Reich, illustrando questa situazione, ma il ministero non poté far molto perché sempre urtava nella stessa ambigua resistenza, nelle stesse promesse che poi non venivano mai mantenute. Il sabotaggi era tanto più irritante, in quantoche era attuato pubblicamente, in maniera quasi beffarda. Le promesse erano fatte da Mussolini in persona o da altissimi gerarchi, e se poi i generali non le mantenevano, Mussolini porgeva le scuse adducendo come spiegazione la loro "diversa formazione intellettuale". Soltanto di rado i nazisti si sentivano opporre un netto rifiuto, come quando il generale Roatta dichiarò che consegnare alle autorità tedesche gli ebrei della zona jugoslava occupata dall'Italia era "incompatibile con l'onore dell'esercito italiano".
Ancora peggio era quando gli italiani sembravano rispettare le promesse (....)"
Hannah Arendt, La banalità del male, Feltrinelli, 2001, p. 183