mercoledì 29 febbraio 2012

La guerra di classe dei trent'anni

Winner-Take-All Politics: How Washington Made the Rich Richer , di Paul Pierson Jacob S. Hacker:

"Per chi lavora a Wall Street il 2009 è stata un'ottima annata. Alle 38 maggiori compagnie, gli investitori e gli executives hanno fatto guadagnare l'impressionante cifra di 140 miliardi di dollari - la più alta che si ricordi. La venerabile casa d'investimenti Goldman and Sachs ha pagato ai suoi dipendenti quasi mezzo milione di dollari ciascuno, alla fine di uno degli anni migliori dalla sua fondazione nel 1869. Queste somme, per quanto stupefacenti, non erano senza precendenti. Retribuzioni illimitate erano già diventate la norma nell'ultima generazione, a Wall Street così come in genere nei consigli d'amministrazione americani. Il CEO di Goldman Sachs, Lloyd C. Blankfein, ha portato a casa 68 milioni di dollari nel 2007. In quello stesso anno, i primi venticinque managers di hedge funds hanno raccolto in media 892 milioni di dollari, secondo la classifica annuale di chi guadagna di più pubblicata dalla rivista Alpha - l'equivalente per Wall Street della classifica "most beautiful people" di People.

Ciò che rende così impressionanti i guadagni del 2009 non sono i numeri in sé, ma quello che dicono dell'economia americana - e del governo americano. La Wall Street dei ricchi banchieri era eccitante, mentre la Piazza grande dei lavoratori ordinari lottava per sopravvivere in mezzo alla peggiore crisi economica dai tempi della Grande Depressione. E Wall Street era eccitante perché meno di due anni prima aveva ricevuto centinaia di miliardi in moneta federale, insieme a meno appariscenti ma molto più massicce forme di assistenza indiretta dalla Federal Reserve. All'alba della crisi finanziaria - una crisi provocata in non piccola misura dalle pratiche imprudenti delle banche - una pioggia di denaro rovesciata dal governo per evitare la catastrofe era entrata per le porte principali delle più importanti istituzioni finanziarie. Ora Goldman e altre grandi case finanziarie stavano in pratica rovesciando dalla porta sul retro, discretamente e regolarmente, una gran parte di questo denaro nelle tasche dei loro impiegati"

lunedì 13 febbraio 2012

Colpirne uno per educarne ventisette

Mi ha sempre colpito la capacità di ironia dei padroni: "pagherete caro, pagherete tutto", che era uno slogan dei movimenti negli anni '70, ben descrive la campagna di criminalizzazione e punizione con cui furono colpiti nel trentennio successivo - una campagna capillare e decisa, di cui il caso di Adriano Sofri mi sembrò emblematico: che nessuno, neanche se è un grande intellettuale molto incline alla ragionevolezza, si senta al sicuro, innocente o no che sia dell'accusa specifica. Pagherete caro, pagherete tutto, appunto: quel che avete fatto minacciando il potere.

Un altro slogan, maoista questo (che mi faceva anche più schifo del primo, a essere sinceri), era: "colpirne uno per educarne cento".
Già.
La Grecia, lo sappiamo tutti, alla fine farà bancarotta e uscirà dall'Euro: non vedo molte altre possibilità. Ma non la lasceranno andare così facilmente: prima dovrà essere sbranata e spolpata, e poi dovrà insegnare a tutti gli europei quanto costa - di sofferenza, morte, miseria - l'ira del Dio Finanza per il default. Ci mostreranno, nella carne della Grecia - pesce troppo piccolo per costituire un problema - cosa potrebbe accadere anche a noi se tentassimo di uscire dalla stretta del debito.

Dovremo essere terrorizzati da quel che accadrà alla Grecia, e lo siamo già: muti, attoniti ed imbelli, a rassicurarci che non è senza colpa che si viene colpiti dal Dio, ma che noi, noi adesso siamo bravi, e forse al sicuro, e forse ci salveremo perché abbiamo un Grande Sacerdote a intercedere per noi.