venerdì 22 ottobre 2010

Quelli che cercano

"Come può una persona essere piu vera di ogni altra? Be', certi si nascondono altri cercano. Forse quelli che si nascondono - sfuggendo agli incontri, evitando le sorprese, proteggendo le loro proprietà, ignorando le loro fantasie, limitando le loro sensazioni, aspettando che passi il magico flu flu del flauto dell'esperienza - forse quella gente, gente che non parla agli operai, o se si tratta di operai non parla agli intellettuali, gente che ha paura di infangarsi le scarpe o di bagnarsi il naso, di mangiare ciò di cui ha una voglia matta, di bere acqua messicana, di scommettere al buio, di fare l'autostop, di attraversare non sulle strisce zebrate, di fare tardi, di cogitare, di baciare, di levitare, di farlo al rock, al bop, al bacio, d'abbaiare alla luna, forse quella gente è meramente non autentica, e forse all'umanista fasullo che la dice diversamente sarebbe anche ora che gli friggessero la lingua sulle braci del girone dei bugiardi. C'è dunque chi si nasconde e chi cerca e se il cercare è disattento, nevrotico, disperato o pusillanime allora può essere anche quello un modo di nascondersi. Ma c'è chi vuole sapere e non ha paura di guardare e non taglia la corda quando poi trova - e se per caso non trova mai, comunque se la gode perchè nulla, nè la tremenda verità nè la sua assenza, riuscirà mai a privarlo d'una sincera boccata dei dolci gas che la terra emana".

Tom Robbins, Natura morta con picchio, (Still Life with Woodpecker, 1980)

domenica 17 ottobre 2010

La schiavitù del lavoro salariato

C'era una volta un cattivone che sosteneva che la differenza fra un lavoratore schiavo e uno dipendente è in due cose: che lo schiavo ti tocca mantenerlo anche quando non hai bisogno di farlo lavorare, e che lo schiavo va costretto a lavorare con la frusta, per il lavoratore libero basta la fame.

Il cattivone, credo, oggi tuonerebbe, scoprendo che il movimento dei liberi lavoratori precari aspira al diritto per tutti di divenire dipendenti a vita - riconoscendo, nei fatti, che la condizione dello schiavo è preferibile a quella di chi è libero di morire di fame.

Il che è drammaticamente vero, perché oggi essere assunti nel cielo dei dipendenti a vita significa avere dei diritti che non tutti i lavoratori hanno. Il diritto alla sicurezza del reddito innanzitutto - a poter contare sul fatto che fra due anni avrai ancora un lavoro, anzi, lo avrai ancora persino fra dieci o vent'anni, se vorrai (ah, l'articolo 18!). Il diritto ad ammalarsi. Il diritto ad avere figli, e magari persino ad accudirli quando sono piccoli.

Ma allora quella contro cui lottare non è la precarietà del lavoro, ma la precarietà della vita.

Il diritto ad essere sicuri di avere un tetto e un reddito anche quando del tuo lavoro non c'è bisogno.

mercoledì 6 ottobre 2010

de amore

Ci vuole qualcosa che ti trascini con la forza fuori di te. Poiché hai bisogno di uscire, di essere altro da ciò che sta dentro i tuoi confini, il bisogno esce fuori per primo. E poiché i tuoi confini sono forti, per scardinarli il bisogno ha da essere più forte, travolgere l'io, spossessarti di te.