domenica 4 novembre 2018

Traduzione della conferenza stampa di Yanis Varoufakis - 26 ottobre 2018



https://www.yanisvaroufakis.eu/2018/10/28/diem25-will-contest-the-european-parliament-elections-in-italy-press-conference-announcement-rome-26th-oct-2018/?fbclid=IwAR1PHzyB7zNlOnl0zDvApnYJ6kSjaFzboJGkCs8L8n4zAf1N2kQXBdHtxs4

https://soundcloud.com/yanisv/rome-press-conference-friday-26-oct-2018

La principale ragione per cui siamo qui è perché l'Italia oggi è dilaniata da due forze opposte: una è Bruxelles, l'altra è Salvini. Dall'establishment di Renzi, Merkel, Juncker, Moscovici da una parte e dal temerario, razzista, xenofobo, antieuropeo progetto di Salvini dall’altra. Quello che stiamo facendo, come Diem25, in Italia, Francia, Germania, Grecia, va visto in questo contesto. Oggi, l'Italia è il “Ground Zero” della crisi europea. L'Italia deve essere al cuore delle preoccupazioni dei progressisti nel mondo.

Questo può sorprendere alcuni di voi: proprio mentre parliamo Bruxelles e Salvini stanno lavorando molto bene insieme, contro l'interesse degli italiani, in particolare, e degli europei in generale. Salvini è il più grande sostenitore di Bruxelles, perché Juncker, Merkel, Macron e gli altri restano attaccati al potere dicendo: “qualunque errore stiamo facendo, a Bruxelles, a Berlino, a Roma (sto parlando di Renzi) dopo di noi viene Salvini”. E Bruxelles è a sua volta il più grande sostenitore di Salvini: con l'imposizione all'Italia di regole che garantiscono la stagnazione italiana e la distruzione del reddito e delle prospettive per il futuro per la maggioranza degli italiani, rende possibile a Salvini di indicare una via d’uscita nel populismo xenofobo.


Permettetemi di affrontare direttamente la questione che preoccupa la maggioranza di voi oggi in Italia, lo scontro con Bruxelles riguardo al bilancio italiano. La nostra posizione come Diem25 è che sia Bruxelles che il Governo Lega-5 Stelle sono profondamente e intenzionalmente in errore.

Bruxelles sbaglia ad imporre all'Italia regole fiscali e bancarie che garantiscono la stagnazione italiana, regole che sono state accettate dall'establishment italiano che oggi è al fallimento. Le regole fiscali dell'UE sono analiticamente prive di basi perché non esiste una cosa come il deficit strutturale: è qualcosa che non può essere misurato e non deve essere misurato. È basato su una teoria economica fallata. Stanno costringendo Roma a introdurre ancora più austerità, in un momento in cui la crescita italiana è crollata quasi allo 0%. Se il governo italiano, qualsiasi governo italiano, dovesse rispettare il Fiscal Compact e ridurre il deficit allo 0,8% (come prevedono le regole), il rapporto deficit-PIL aumenterebbe, non calerebbe, come risultato della sicura caduta del PIL che ne deriverebbe: e voi avreste un'altra recessione.

Anche il Governo Lega-5 Stelle sbaglia: questo bilancio non stimola la crescita in maniera sufficiente a fare la differenza per la gran parte delle persone e il risultato sarà un’esplosione del deficit senza grandi benefici. Tagliare le tasse dei redditi più alti, per esempio, non dà slancio alla crescita: quando i ricchi ricevono una riduzione delle tasse, o la risparmiano o la portano in Svizzera, in Lussemburgo, ecc.

Anche peggio: questo governo e Bruxelles sanno di essere profondamente in errore. Bruxelles sceglie di sbagliare perché è più interessata a mantenere una sembianza di controllo sui nostri paesi che alla prosperità condivisa in Europa. E il Governo Lega-5 Stelle sceglie di sbagliare perché Salvini e Di Maio sono più interessati a mantenere la loro precaria alleanza che alla prosperità del popolo italiano.


Il momento presente

Questa è la situazione che abbiamo di fronte: l'Italia è in stagnazione perché il suo establishment di centro ha accettato le regole dell'UE che hanno soffocato l'Italia, causando la propria rovina politica e aprendo la strada a Salvini.

L'Ancien Régime (compreso Renzi e i suoi padroni di Bruxelles) e il governo Lega-5 Stelle sono due facce della stessa medaglia. Bruxelles e Salvini continueranno a sostenersi a vicenda mentre l’Italia affonda, mentre l’Europa si disintegra. Uno dei danni collaterali di questa lotta Salvini-Bruxelles è che abbiamo smesso del tutto di parlare delle riforme dell’Eurozona che sono assolutamente necessarie per mantenere l’Italia nell’eurozona, per mantenere la Grecia nell’eurozona, per rendere sostenibile l’Eurozona in quanto tale – persino le riforme che il Presidente Macron propose alla discussione sono ormai affondate.

L'Establishment oligarchico italiano (il PD, Forza Italia, ecc.) ha causato il problema e non può pretendere oggi di essere parte della soluzione.

Salvini sta sfruttando questa frammentazione e questa contraddizione dell’establishment per riportare, con la sua feroce xenofobia, un nuovo fascismo in italia, mentre il M5S è sempre più screditato nel suo ruolo di stampella su cui Salvini si appoggia per prepararsi ad assumere il governo da solo il prossimo anno.

Dobbiamo agire adesso! L'Italia ha urgente bisogno di una nuova alternativa progressista contro l’alleanza spuria dell’establishment oligarchico e del nazionalismo di Salvini.

Quello di cui l’Italia non ha bisogno, invece, è che noi progressisti facciamo una ennesima triste alleanza di sinistra con i soliti sospetti. L'Italia non ha bisogno di un'altra lista Frankenstein di sinistra che ricucia insieme i cadaveri di quella che un tempo era la gloriosa sinistra italiana. L'ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno è l’ennesima lista di candidati di sinistra senza un coerente programma di cambiamento, un programma di cambiamento che risponda alle domande: “Che fare con le banche? Che fare col debito pubblico? Che fare con la povertà?”, e non solo in Italia ma anche in Francia, in Germania, in Grecia? Questo è il motivo per cui siamo qui oggi: per annunciare che metteremo insieme una lista con un programma unico, coerente e credibile.


Chi siamo?

Potete ben domandarci: “ma voi chi siete?”. Chi sono quelli che faranno questa cosa? Lo scorso marzo, a Napoli, ero qui per DiEM25 insieme ai colleghi di svariati movimenti politici da Polonia, Portogallo, Danimarca, col mio amico Benoit Hamon, dalla Francia, con il sindaco di Napoli De Magistris, per imbarcarci nel progetto di mettere insieme una lista transnazionale con un programma coerente attraverso l’Europa. Questo programma ora l’abbiamo completato, dopo molti mesi di duro lavoro. È il programma progressista, ecologista, femminista, umanista, razionale di una coalizione paneuropea che

abbiamo chiamato “Primavera europea”, “European spring”.

Che cosa proponiamo?


Visto che è in Italia che abbiamo la crisi politica più grave, comincio dall’Italia, per fare alcuni esempi del tipo di proposte che stiamo mettendo sul tavolo e che riguardano allo stesso tempo il livello locale, nazionale ed europeo.

1. La prima cosa che proponiamo è che venga creata e immediatamente ampliata una voce del bilancio italiano che preveda un reddito minimo garantito.

2. La seconda è rottamare il taglio delle tasse ai redditi più alti che Salvini vuole introdurre. Quando regali delle mance ai ricchi, come ho detto prima, non crei sviluppo: lo abbiamo sempre saputo, com’è che ora ce lo siamo dimenticato?

3. Sostituire questo taglio delle tasse con un grande piano di investimento nell'economia verde, e aggiungere alla somma necessaria altri 12 milioni di euro, portando il deficit al limite di Maastricht del 3% L’investimento totale sarà di 20 miliardi di euro, da spendere per a) la transizione industriale ed ecologica, ossia per affrontare problemi come quello dell’ILVA di Taranto e delle delocalizzazioni delle manifatture a basso valore aggiunto; b) la sicurezza ambientale, a cominciare da un piano di prevenzione sismica; c) investimenti in infrastrutture per evitare che si ripetano disastri come quello di Genova, e per investire nel trasporto sostenibile.

Rispetto alle regole fiscali della UE, la nostra proposta è di passare dal 2,4% al 3%, ma per stimolare la crescita. Se l'UE vuole che l'Italia si conformi al fiscal compact, ok: noi proponiamo che il governo italiano convochi un summit del Consiglio dell’Unione Europea per proporre quanto segue, al fine di ridurre il deficit fiscale dell'Italia dal 3% al 0.8% o addirittura allo 0%. Il Consiglio dell’Unione Europea potrebbe dare il via a tutto questo con una semplice decisione. Non c’è bisogno di nessun cambiamento dei trattati. Potrebbero dare il via libera alla Banca Europea degli Investimenti (EIB), che appartiene a tutti gli stati membri dell'UE, per emettere buoni della EIB fino al 5% del PIL, ogni anno e per 5 anni, cioè circa 500 miliardi di euro, con la Banca Centrale Europea che sorveglia i mercati secondari per acquistare questi buoni se i loro rendimenti superano una certa soglia, esattamente come ha fatto in questi ultimi anni.

In questo modo, si rilanciano gli investimenti pubblici attraverso la Banca Europea degli Investimenti, in Italia, in Germania, in Grecia, con il 5% del PIL: e così che puoi avere un governo italiano che riduce il deficit ai livelli prescritti dal Consiglio Europeo e dal Fiscal Compact. Come vedete, stiamo proponendo allo stesso tempo una soluzione per l’Italia e una soluzione per l’Europa.

Questo è parte del nostro New Deal per l'Europa. E questa può essere una soluzione combinata per l'Italia e per l'Europa. L'Europa ha disperatamente bisogno di un piano di investimenti verdi su larga scala per creare i posti di lavoro qualificati che mancano in tutta Europa. Un’Europa dove, in Germania come in Italia, stiamo costringendo i giovani a lavoretti precari, in una condizione che nutre il nazionalismo, il razzismo, e la xenofobia in tutto il continente. Abbiamo bisogno di fare questo investimento per creare l’Unione dell’Energia Verde che non c’è. Ne abbiamo bisogno per molte ragioni, per la salvezza del pianeta, ma anche per sganciarci dal Gazprom di Putin.

Signore e signori, austerità per i più e socialismo per i banchieri ci hanno condotto all’attuale fase fascista in Italia, al collasso del centrismo politico in tutti i paeis, e all'Europa reazionaria e divisa che è il sogno di Mr. Trump.

Oggi, qui a Roma, diciamo: “basta!”. Diciamo che un'altra Italia, un'altra Europa sono non solo possibili ma sono qui, nella forma del nostro movimento transnazionale, con un unico programma comune in cui la gente può credere, in Italia, in Germania, in Francia, ovunque.

Cosa proponiamo per l’Unione Europea?

Quanto ai nostri prossimi passi, noi, DiEM25, siamo qui come parte del del processo iniziato a Napoli nel marzo di quest'anno, con Luigi De Magistris, con Benoît Hamon di Génération-s, con il partito Alternativet in Danimarca, con Razem in Polonia, con Livre in Portogallo, con MeRA25, il nostro nuovo partito greco, con i partiti ecologisti e i partiti di sinistra con i quali stiamo dalogando.

Ma quel che ci interessa è che non stiamo presentando semplicemente una lista di persone che vogliono farsi eleggere, ma un programma comune, radicalmente europeista, e che chiunque voglia discutere con noi questo programma, che è a uno stato molto avanzato, può farlo.

Potete andare su europeanspring.net, leggere il programma per tutta l'Europa, e discutere, scrivere, commentare. Non ci interessa che le persone discutano in relazione al partito di cui fanno parte o del leader che sostengono: questo è un modo vecchio di fare politica che non ci interessa. Siamo interessati alle soluzioni. Chiunque sia interessato ad un unico programma che lavora per tutta l'Europa, per l'Italia come per la Germania ecc., può venire con noi ed essere parte della lista.

Le elezioni del Parlamento europeo del 2019 sono soltanto un inizio. Ci danno l'opportunità di fare questo dibattito. Useremo le elezioni di maggio per trascendere il falso conflitto tra Salvini e Bruxelles, tra l'incompetente establishment autoritario e i misantropi nazionalisti internazionali. Diem Italia è qui, ci stiamo muovendo su e giù per il Paese, stiamo programmando tre eventi importanti a novembre (ce ne sarà uno a Milano, uno a Roma, uno a Taranto), raccoglieremo le firme in giro per Italia e invitiamo tutti i partners che hanno partecipato all'incontro di Napoli a unirsi a noi.

Non c'è più tempo da perdere. Proclamiamo questo in Italia e dappertutto, perché ci stiamo muovendo allo stesso modo in Germania, Grecia, Francia e qui non solo per disputare un'elezione ma per dare agli italiani la promessa della prossima “primavera europea” con un messaggio: i progressisti italiani non saranno soli a lungo

martedì 24 maggio 2016

La politica presa sul serio


Per far pulizia di un po' di balle sulla politica, una semplice dimostrazione geometrica da non dimenticare:

"La direzione di uno Stato o di un partito attraverso persone che (nel senso economico della parola) vivono esclusivamente per la politica e non della politica, significa necessariamente un reclutamento plutocratico delle classi politicamente dirigenti"
 da Max Weber, La politica come professione (p. 39).


Dimostrazione (pp. 37 ss.):

"Vi sono due modi di rendere la politica la propria professione. O si vive "per" la politica, o si vive "della" politica" (...). "Della" politica come professione vive chi cerca di farne una fonte duratura di reddito; "per" la politica, invece, vive colui per il quale ciò non accade. Perché qualcuno possa vivere "per" la politica.  Perché qualcuno possa vivere "per" la politica in tal senso, debbono esserci, nell'ambito dell'ordinamento della proprietà privata, alcuni presupposti, se volete, abbastanza banali: in condizioni normali, egli deve essere economicamente indipendente dai redditi che può procurargli la politica. Ciò significa, molto semplicemente, che egli deve essere benestante o comunque in una posizione sociale che gli renda introiti sufficienti.
(...) Oltre a ciò egli deve essere economicamente "libero", nel senso che le sue entrate non possono dipendere dal fatto che egli ponga permanentemente e personalmente  la sua forza lavorativa e il suo pensiero, del tutto o prevalentemente, al servizio del proprio profitto.

Ora, libero in questo senso è nel modo più assoluto chi vive di rendita,  quindi colui che fruisce di entrate senza alcun lavoro, sia, come nel caso dei proprietari terrieri del passato, dei latifondisti e delle persone di alta condizione dei nostri tempi, dai redditi fondiari (nell'antichità e nel medioevo anche dai redditi del lavoro servile o dei servi della gleba), sia da titoli o simili fonti di reddito.
Né il lavoratore, , è molto importante osservarlo, l'imprenditore (anche e proprio il grande imprenditore moderno) è libero in questo senso.
Infatti, anche e proprio l'imprenditore (e quello industriale molto più di quello agricolo, per il carattere stagionale dell'economia agricola) è legato alla sua attività e non è libero da impegni."


sabato 3 ottobre 2015

Chiedere conto a Dio del male umano

Non c'è casa e non c'è mondo, non ci sono offesa, sfregio, incanto

Non c'è il dovere di dire "e tutto ciò è buono", né di dire "e tutto ciò è disgustoso", perché non c'è qualcuno separato dal tutto che lo possa dire.
E parlo di "dovere" perché anche questo fa parte dell'illusione: siamo buoni, giusti, conformi a ciò che si deve essere perché giudichiamo, prendiamo le misure della legge e diciamo "tutto questo è buono", o il suo contrario.
No.
Non è che siamo troppo piccoli, insignificanti o indegni per poter giudicare (a meno che non lo facciamo in nome di un Dio). E' che per giudicare bisogna chiamarsi fuori, e noi non siamo fuori, siamo parte - labilmente, transitoriamente e illusoriamente distinta dal tutto che ci attraversa. Chiamarcene fuori e giudicare è la madre di tutte le illusioni, e l’incanto e lo sfregio si alternano perché figli di questa stessa illusione. La Volkommenheit è al di là della colpa perché è al di là dell'accusa e del giudizio, e in questo è felicità e godimento: essere senza separazione e giudizio parte del tutto.

E lo so quali sono la tua domanda e la tua obiezione: certo, ma allora, in questa prospettiva, bene e male non ci sono, eppure noi sentiamo e sappiamo, con assoluta certezza, che le leggi assassine e razziste sull’immigrazione lo sono, ad esempio. Negando la capacità di giudicare, di dire il bene e dire il male, neghi anche questa verità immediata della coscienza.
Ma questa verità immediata della coscienza è, io credo, proprio la percezione del nostro essere parte, la certezza assoluta con cui sentiamo che nessuno si salva o si libera da solo, perché l’esistenza, lo sviluppo, la libertà di ogni essere sono la nostra – non per una nostra sovrana decisione e scelta, ma perché, semplicemente e solidamente, lo sono.
Auschwitz, o nel nostro piccolo le politiche sull’immigrazione, o il potere del sopravvivente, o l’uomo a una dimensione, o anche banalmente le trasmissioni televisive in cui si afferma e si riafferma che l’essere umano è in vendita, e vale di più quello che ha il prezzo più alto – tutte queste cose sono male perché distruggono, strappano, seppelliscono quel che gli umani possono essere

Forse quando smetteremo di chiedere conto di Auschwitz a un Dio, e cominceremo a pensarlo come un male che gli esseri umani fanno agli esseri umani, si comincerà finalmente a ragionare.

Se io sono te e tu sei me quando siamo in vita, lo siamo anche da morti: non c’è nessun essere che seppellisce, ci sono mutazioni, forme e possibilità di essere nuove e diverse che passano e ci attraversano, e si sviluppano, e non si danno le une senza le altre. Queste mutazioni, forme, possibilità attraversano questo corpo e questa storia che mi fanno dire “io” quando questo corpo e questa storia esistono, e ne attraverseranno altri quando questo corpo e questa storia non esisteranno più. Non è il veicolo l’importante.

Ma soprattutto: no, non è tutto uguale. Non è l’essere che nella sua totalità seppellisce quello che gli umani sono e possono essere: sono, sempre, gli umani stessi a seppellirlo.

Non è tutto uguale. Ci sono il bene, la pienezza, la maturità “di quando cosa ch'è felice cade”, e c’è il male di quando l’esistenza, lo sviluppo e la libertà della cosa vengono recisi, impediti, immobilizzati (e per noi umani siamo soprattutto noi umani a farlo).
C’è questa particolare possibilità di essere, questa declinazione, sfumatura, orientamento distinto che non è, rispetto al tutto, più di una sfumatura, ma è ciò che, al di là del mio corpo o della mia storia, mi fa dire “io”, e che può, o può non, giungere a pienezza di sviluppo, felicità, maturazione, e poi lasciar posto all’esplorazione di altre possibilità. In questo “può”, o “può non”, tutto si gioca per me, e si gioca insieme ai miei simili, necessariamente e non per scelta - perché tagliata fuori dai loro pensieri e dalle loro azioni, da "l'essere che viene al mondo attraverso la complicità degli uomini tra loro" neanch'io posso pensare, fare, essere nulla.
E c'è il rischio che questa particolare possibilità che sono io venga invece limitata tanto da non poter giungere ad alcuna pienezza, ristretta, chiusa, immobilizzata, o anche cancellata. Ma questa chiusura e immobilità non sono necessariamente nella morte, anzi, possono essere anche nel suo rifiuto e nelle conseguenze che esso comporta – come vedi nel potente, in molte forme di religione, nella paura, nell'identità, ...

Il male esiste, ma non è l’essere stesso: è il fatto, presente in esso, che le possibilità possono essere distrutte, chiuse, strappate, immobilizzate.
Ma l’essere non è Dio, non è qualcuno a cui chiedere conto di questo fatto: è, semplicemente, e contiene anche questo fatto. E’ proprio per questo che, senza poterne chiedere conto a Dio, siamo tanto più obbligati ad avere cura di quello che cresce e a combattere il male.

Und wir, die an steigendes Glück
denken, empfänden die Rührung,
die uns beinah bestürzt,
wenn ein Glückliches fällt.
(e noi che pensiamo la felicità
come un'ascesa, ne avremmo l'emozione
quasi sconcertante
di quando cosa ch'è felice cade. 
Rilke, Decima elegia). 

sabato 26 luglio 2014

Lettera aperta al popolo di Gaza


L'Editor della rivista The Lancet e' sotto attacco per aver pubblicato una lettera aperta in cui i medici che operano a Gaza denunciano l'aggressione israeliana e le conseguenze del blocco: fame, sete, malattie.
Traduco qui parte della lettera, e prego chi legge di collegarsi a http://www.thelancet.com/gaza-letter-2014 per esprimere solidarietà a The Lancet.

An open letter for the people in Gaza
Paola Manduca,Iain Chalmers,Derek Summerfield,Mads Gilbert,Swee Ang,on behalf of 24 signatories
The Lancet - 23 July 2014
DOI: 10.1016/S0140-6736(14)61044-8 

Siamo dottori e scienziati, passiamo la vita a sviluppare metodi per curare e proteggere la salute e le vite. Siamo anche persone informate: assieme alla teoria e alla pratica della nostra professione ne insegniamo l'etica. Tutti, per anni, abbiamo lavorato a Gaza, e conosciamo la situazione.

Sulla base della nostra etica e pratica professionale, vogliamo denunciare ciò a cui stiamo assistendo nell'aggressione a Gaza da parte di Israele.
Chiediamo ai nostri colleghi, vecchi e giovani professionisti, di denunciare questa aggressione israeliana.
Ci opponiamo alla perversione di una propaganda che giustifica la creazione di un'emergenza per mascherare un massacro, una cosiddetta "aggressione difensiva". Nella realtà, si tratta di una spietata aggressione senza limiti di durata, estensione o intensità. Vogliamo riportare i fatti come li vediamo e le loro implicazioni per le vite delle persone.

Siamo sgomenti per il macello di civili inermi fatto dai militari fingendo di combattere i terroristi. Questo è il terzo attacco militare su larga scala su Gaza dal 2008. Ogni volta il pegno di morte è quasi tutto pagato dagli innocenti, specialmente donne e bambini, con l'inaccettabile pretesto di sradicare i partiti politici e la resistenza all'occupazione e all'assedio imposto da Israele.

Questa azione terrorizza anche quelli che non ne sono colpiti direttamente, e ferisce l'anima, la mente, e la capacità di ripresa dei giovani. La nostra condanna e il nostro disgusto sono aggravati dalla negazione di aiuti e dalla proibizione per Gaza di ricevere aiuti e soccorsi esterni per alleviare questa terribile situazione.

Il blocco di Gaza è ancora più duro dall'anno scorso, e questo ha peggiorato il tributo di sofferenze per la popolazione. A Gaza non si soffrono solo i bombardamenti, si soffre la fame, la sete, l'inquinamento, la mancanza di medicine, di elettricità, e di mezzi per procurarsi da vivere. Blackout, scarsità di carburante, di acqua, di cibo, esondazioni dalle fogne, risorse sempre più ridotte sono disastri causati direttamente e indirettamente dall'assedio.

Gaza è bloccata per mare e per terra dal 2006. Chiunque, anche un pescatore che oltrepassi le tre miglia nautiche dalla costa viene fucilato dalla marina israeliana. Nessuno può attraversare gli unici due checkpoint per uscire da Gaza, Erez e Rafah, senza una speciale autorizzazione rilasciata dalle autorità israeliane ed egiziane, difficile se non impossibile da ottenere. La gente di Gaza non può andare all'estero per studiare, lavorare, visitare le famiglie, o fare affari. Feriti e malati non possono lasciare Gaza per curarsi. Cibo e medicine sono razionati, e molte cose essenziali per la sopravvivenza sono proibite. Prima del presente assalto, le riserve di medicinali a Gaza erano già al minimo storico a causa del blocco, adesso sono esaurite.
Allo stesso tempo, Gaza non può esportare quel che produce. L'agricoltura è stata gravemente compromessa dall'imposizione della zona cuscinetto, e i prodotti agricoli non possono essere esportati a causa del blocco. L'80% della popolazione di Gaza dipende dalle razioni alimentari dell'ONU.

giovedì 6 marzo 2014

Fiducia (appunti e citazioni)

Your corn is ripe today; mine will be so tomorrow. 'Tis profitable for us both, that I should labour with you today, and that you should aid me tomorrow. I have no kindness for you, and know you have as little for me. I will not, therefore, take any pains upon your account; and should I labour with you upon my own account, in expectation of a return, I know I should be disappointed, and that I should in vain depend upon your gratitude. Here then I leave you to labour alone; You treat me in the same manner. The seasons change; and both of us lose our harvests for want of mutual confidence and security.
--David Hume

martedì 4 marzo 2014

 Questo governo vi vuole rendere prima ricchi e, quindi, autonomi da un punto di vista sanitario. In seguito, vi dirà che oramai, diventati così facoltosi, è inutile un servizio sanitario pubblico costoso ed inefficiente, che è meglio avere un sistema sanitario privato, vi farete una bella assicurazione, che non vi rinnoveranno più dopo la prima malattia.E vivrete sperando di essere sempre sani. Domenico Crea

lunedì 24 febbraio 2014

Una Via, 18 maggio 2012: vecchi stracci

Un caro amico, Pier Cesare Bori, usava riunirci ogni settimana per fare silenzio insieme, e poi leggere e discutere insieme un breve testo scelto da lui, che dopo ci inviava. Oggi mi è tornato alla mente questo:
 
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Il Dhammapada è un antico testo buddhista, che leggiamo qui con il commento Buddhaghosa, V d.c., il più autorevole interprete del buddhismo theravadin, del sud-est asiatico. Buddhaghosa è un autorevole autore e commentatore del V secolo d.C., a lui si deve anche questo commento, attraverso storie che ricostruirebbero la situazione in cui il Buddha avrebbe pronunciato le 423 strofe del Dhammapada.


Dhammapada 143 e 144


La storia del monaco Pilotikatissa
 
 143: Di rado si trova nel mondo un uomo 
frenato dalla vergogna
che comprende il rimprovero
come il cavallo la frusta.     
144: Come un buon cavallo colpito dalla frusta
siate ardenti e pieni di slancio.
Con fede virtù e retto sforzo
con la calma concentrata e discernimento del Dhamma, 
con la sapienza e la buona condotta perfettamente consapevoli
abbandonerete questa grande sofferenza.

La storia di  Thera Pilotikatissa
Mentre stava al monastero di  Jetavana, il  Buddha pronunciò le strofe143 e 144 di questo libro,con riferimento a  Thera Pilotikatissa.
Una volta Thera Ananda vide un giovane vestito in maniera squallida che si aggirava mendicando il cibo ; ne sentì pietà e  ne fece un asceta. Il giovane asceta lasciò i suoi vecchi panni e la sua ciotola da mendicante sulla forcella di un albero.   Quando divenne un bhikkhu (monaco) fu conosciuto come Pilotikatissa. In quanto bhikkhu, non doveva preoccuparsi del cibo e del vestito siccome si trovava nel benessere. Eppure talvolta non era contento della sua vita come bhikkhu  pensava di tornare alla vita di laico. Quando si sentiva così tornava all’albero dove aveva lasciato i suoi panni e la sua ciotola. Là, ai piedi dell’albero, si interrogava: «Svergognato! Vuoi lasciare il posto dove sei nutrito e vestito per bene? Vuoi tornare a quei panni squallidi e riprendere a mendicare con questa vecchia ciotola in mano?» In questo modo rimproverava se stesso; calmatosi poi tornava la monastero. Così accadde molte volte. Quando gli altri  bhikkhu gli chiedevano perché tornasse spesso all’albero dove aveva lasciato i panni e la ciotola, rispondeva che andava a trovare il suo maestro. 
Tenendo così a mente i suoi vecchi panni come oggetto di meditazione egli arrivò a realizzare la vera natura degli aggregati dei khandha e alla fine divenne un arahat. Allora smise di andare dall’albero. Gli altri bhikkhu notando che Pilotikatissa aveva smesso di andare dall’albero dei suoi vecchi vestiti e ciotola, gli domandarono: «Perché non vai più dal tuo maestro?» E lui rispose: «Quando ne avevo bisogno, dovevo andarci ma ora non ne ho più bisogno». Quando i bhikku udirono questa risposta, lo portarono dal Buddha. Giunti alla sua presenza dissero; «Venerabile Signore! Questo bhikkhu pretende di essere divenuto un arahat, ma dev’essere un bugiardo».  Ma il Buddha li smentì e disse:  «Bhikkhu! Pilotikatissa non mente, dice la verità. Sebbene prima fosse in relazione con il suo maestro, adesso non lo è più.  Thera Pilotikatissa ha istruito se stesso a distinguere tra cause giuste e cause erronee e a discernere la vera natura delle cose. Egli adesso è un arahat, e così adesso non c’ più relazione tra lui e il suo maestro». Allora il Buddha pronunciò le due strofe come sopra:

Pilotikatissatthera Vatthu

Hirinisedho puriso
koci lokasmi vijjati
yo niddam apabodheti
asso bhadro kasamiva.
Asso yatha bhadro kasanivittho
atapino samvegino bhavatha
saddhaya silena ca viriyena ca
samadhina dhammavinicchayena ca
sampannavijjacarana patissata
jahissatha dukkhamidam anappakam.

mercoledì 29 gennaio 2014

La banalità della memoria

More about La banalità del male "Prima del colpo di Stato di Badoglio dell'estate 1943, e prima che i tedeschi occupassero Roma e l'Italia settentrionale, Eichmann e i suoi uomini non avevano mai potuto lavorare in questo paese. Tuttavia avevano potuto vedere in che modo gli italiani *non* risolvevano nulla nelle zone della Francia, della Grecia e della Jugoslavia da loro occupate: e infatti gli ebrei perseguitati continuavano a rifugiarsi in queste zone, dove potevano essere certi di trovare asilo, almeno temporaneo. A livello molto più alti di quello di Eichmann, il sabotaggio italiano della soluzione finale aveva assunto proporzioni serie, soprattutto perché Mussolini esercitava una certa influenza su altri governi fascisti (...) Il capo di Eichman, il Gruppenfuehrer Mueller, scrisse in proposito una lunga lettera al ministero degli esteri del Reich, illustrando questa situazione, ma il ministero non poté far molto perché sempre urtava nella stessa ambigua resistenza, nelle stesse promesse che poi non venivano mai mantenute. Il sabotaggi era tanto più irritante, in quantoche era attuato pubblicamente, in maniera quasi beffarda. Le promesse erano fatte da Mussolini in persona o da altissimi gerarchi, e se poi i generali non le mantenevano, Mussolini porgeva le scuse adducendo come spiegazione la loro "diversa formazione intellettuale". Soltanto di rado i nazisti si sentivano opporre un netto rifiuto, come quando il generale Roatta dichiarò che consegnare alle autorità tedesche gli ebrei della zona jugoslava occupata dall'Italia era "incompatibile con l'onore dell'esercito italiano".
Ancora peggio era quando gli italiani sembravano rispettare le promesse (....)"
Hannah Arendt, La banalità del male, Feltrinelli, 2001, p. 183