sabato 23 aprile 2011

Sintesi hegeliana

Avevo preparato una piccola scheda su Hegel per il figlio di un'amica che faceva la maturità, il quale mi fece dire, ovviamente, che tutto quel che gli avevo scritto lo sapeva già ed era pure un po' banale (questo l'amica non riferì, ma io intuii).
Beh, a lui no, ma magari a qualcuno può tornar comoda, io la pubblico.

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Punto di partenza: la realtà è conoscibile? la filosofia antica e medievale da' per scontato che la realtà è esterna al pensiero e indipendente da esso ma è conoscibile dal pensiero. Da Cartesio in poi si mette in rilievo che la realtà conosciuta dal pensiero è essa stessa pensiero, rappresentazione umana. La realtà che conosciamo è la realtà in quanto conosciuta, pensata, non è la realtà stessa: è, dice Kant, "fenomeno" (da faino, apparire), realtà che appare al Soggetto conoscente attraverso l'attività con cui il Soggetto ordina i dati sensibili. Che al di là di questo fenomeno conoscibile esista un'ulteriore realtà, una cosa in sé da cui derivano le sensazioni ordinate dall'attività cosciente, noi possiamo pensarlo, ma non saperlo: la cosa in sé è, in quanto tale, inconoscibile (la cosa in sé si chiama "noumeno", prodotto della mente, perché a differenza del fenomeno possiamo solo pensarla, non conoscerla o percepirla).
Fichte vuole superare questa opposizione Kantiana fra fenomeno conoscibile e cosa in sé, e per questo afferma che l'unica realtà è lo stesso Soggetto conoscente, ossia lo Spirito, o Io trascendentale (trascendentale, non empirico: non io o te come soggetti conoscenti e pensanti). Non esiste una cosa in sé, perché è lo Spirito che, pensando se stesso, produce se stesso e le cose pensate.
Ciò che occorre comprendere, allora, è in che modo lo Spirito pensi e produca se stesso: per Fichte, attraverso il processo dialettico. Questo processo ha tre momenti: tesi, antitesi e sintesi
tesi: l'io pone se stesso come io infinito, puro e non limitato da alcuna determinazione.
antitesi: conoscendo se stesso, l'io infinito si determina, e ogni determinazione è una negazione (essere x vuol dire non-essere tutto ciò che è non-x). L'io in quanto conosciuto è oggetto del pensiero, non più soggetto conoscente, e per questo diventa Non-io. Quindi: l'Io pone il non-io. L'io in quanto pensato e conosciuto (oggetto) si contrappone, è opposto all'io conoscente (soggetto).
sintesi: l'io, conoscendosi, trova contrapposto a se stesso il non-io, che rappresenta un limite alla sua libertà assoluta e indeterminata. Fra questi due poli, io e non-io, c'è una contraddizione originaria, un'opposizione assoluta, e la sintesi è il tentativo infinito di superarla.

Non una gran sintesi, quindi, ed è qui che interviene Hegel: l'opposizione tra i due poli si supera nel divenire, ossia nel movimento dello spirito, in cui io e non io sono due parti di un unico processo. L'essenziale, allora, è comprendere la legge che governa questo processo, e questa legge è la dialettica, in cui la negazione contenuta nell'antitesi non è che negazione di quanto di limitato e rigido era contenuto nella tesi, e la sintesi è il superamento di questo limite.
"quello che si contraddice non si risolve nello zero, nel nulla astratto, ma si risolve essenzialmente solo nella negazione del suo contenuto particolare, vale a dire che una tale negazione non è una negazione qualunque, ma la negazione di quella cosa determinata che si risolve, ed è perciò negazione determinata. Codesta negazione è un nuovo concetto, ma un concetto che è superiore e più ricco che non il precedente. Essa è infatti divenuta più ricca di quel tanto ch'è costituito dalla negazione, o dall'opposto di quel concetto. Contiene dunque il concetto precedente, ma contiene anche di più, ed è l'unità di quel concetto e del suo opposto".

La dialettica è quindi la logica sottesa a ogni realtà, e quando Hegel parla di logica parla di dialettica. Questo è importante capirlo, perché la logica classica si basa sul principio di non contraddizione (se x è A, non può essere non-A), mentre per "logica" Hegel intende il modo necessario in cui ciascuna idea si sviluppa. In questo sviluppo, il principio di non contraddizione rappresenta la prima fase (la tesi): ogni determinazione dell'Idea si presenta in un primo tempo come assolutamente separata e opposta alle altre determinazioni (cioè, appunto, o A, oppure non-A, o Io, oppure non-Io), ma proprio perché assolutamente separata è limitata, in un certo modo falsa, e per questo incontra la sua negazione (antitesi), il movimento del pensiero che mostra questo limite, ossia la contraddizione in cui cade necessariamente l'idea quando viene assolutamente separata dal suo opposto. La contraddizione rappresentata dall'antitesi, dunque, spinge e costringe il pensiero a trovare una sintesi, un nuovo concetto più ampio che tenga assieme e comprenda il primo concetto e il suo limite, ossia che tenga assieme gli opposti comprendendone la relazione e togliendo l'assolutezza dell'opposizione.
Quindi, A implica non-A, ogni determinazione implica la sua negazione, e costringe il pensiero al superamento di A e non-A in una sintesi A' che dia conto, spieghi, comprenda entrambi i termini dell'opposizione.
Naturalmente, anche questo nuovo e più ampio concetto mostrerà il suo limite, la sua negazione, spingendo a una ulteriore nuova sintesi A'' che comprende e supera A', e così via.

La struttura del mondo è questo movimento dialettico dell'Idea.

Questo "metodo dialettico" è il cuore dell'hegelismo, e capito questo hai capito tutto.

4 commenti:

  1. Ma come possono essere carucci, gli adolescenti, a volte!

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  2. grazie mi hai salvato la vita =)

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  3. ...sì, anch'io sapevo già tutto. assolutamente.
    il fatto che non me lo ricordassi è irrilevante.;)
    (seriamente, col poco tempo che ci danno alla maturità sarà già un miraclo se riesco a dire tutto quello che c'è nella tua scheda) XD

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