lunedì 31 gennaio 2011

Circolo Danilo Dolci

La pagina del Circolo

Ieri è nato il circolo Danilo Dolci


"Danilo Dolci" non per caso, perché Dolci era uno che andò  a Trappeto non a portare una verità o a fare del bene, o per "andare verso il popolo", ma andò a domandare: "cosa possiamo fare per cambiare questa situazione?"; e non era una domanda retorica: si trattava davvero di cercare insieme una risposta. Perché è proprio così, le cose, le idee, le proposte, prendono forma facendole insieme. Allora, quello che voglio da questo circolo e che voglio fare con questo circolo è un laboratorio dove far prendere forma alle idee, senza superiori e senza nessuno che creda di sapere più degli altri cosa siamo e cosa vogliamo fare, come nucleo di democrazia diretta. C'è bisogno di uno spazio così - io, ne ho bisogno - e voglio che il Circolo rappresenti questo spazio - la koiné che andavo cercando con questo blog.

Ieri, anche se si trattava di attraversare la città sotto la neve, eravamo in trenta. Presto saremo molti di più, perché abbiamo tutti voglia di camminare e di aiutarci a nascere (a pensare, a fare, a essere, a divenire ...) a vicenda, e ce ne sono tanti come noi.

i primi arrivati


domenica 30 gennaio 2011

Espero, tutto riporti

Ϝέσπερε, πάντα φέρων, ὄσα φαίνολισ ἐσκέδασ᾽ αγωσ,
φέρεισ οἴν, φέρεισ αἶγα, φέρεισ ἄπυ ματέρι παῖδα



Espero, il più bello degli astri
riporti ciò che la luce disperse.
porti la pecora
porti la capra
porti lontano la figlia alla madre



angélique ionatos - astéron panton

La luce porta fuori, nel mondo. Espande, fa crescere, diffonde ... La stella del crepuscolo raccoglie, porta a casa, ripensa: è per questo al crepuscolo ci si accorge di chi non è tornato di quel che non è stato raccolto, o chi manca sente la nostalgia di casa ("era l'ora che volge al desio ...").

Venere ha due facce: Lucifero, al mattino, Espero, al crepuscolo. Ma è la stessa stella, e la stessa Dea.

Quasimodo traduce:
Vespero, tutto riporti
quanto disperse la lucente aurora
riporti la pecora
riporti la capra
ma non riporti la figlia alla madre. 

*non riporti* si giustifica così: fereis (porti) àpu (àpo, in greco classico, equivalente del latino "ab", "da" nel senso di allontanamento: porti lontano. Poi è un quarto di secolo che non studio più il greco, posso pure sbagliare!

mercoledì 12 gennaio 2011

non so usare blogger

Per caso si è notato?

Lo spirito livellatore

La Costituzione italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, ma cosa significa questo? Diritto a essere curati, diritto a non essere curati, diritto a non ammalarsi? Ne parliamo in una serie di incontri dedicati a

La salute bene comune

Nel secondo incontro, 
giovedì 20 gennaio, alle 18.30
Libreria delle Moline, via delle Moline 3/a

parleremo di

Fino al secolo passato, ogni aumento del reddito procapite di una popolazione corrispondeva a un aumento del benessere: maggiore speranza di vita, più salute, più opportunità.
Oggi non è più così: Kate Pickett e Richard G. Wilkinson, due epidemiologi, dimostrano, misurando speranza di vita, salute fisica e mentale, dipendenze, coesione sociale, tasso di omicidi e violenze..., che i paesi sviluppati hanno superato una soglia oltre la quale non è il reddito di una nazione, ma l’uguaglianza o la disparità di reddito a determinare il benessere o il malessere dei suoi cittadini.


Presentano il libro
Chiara Bodini, Centro Salute Internazionale, Università di Bologna
e
Barbara Curcio Rubertini, Università di Bologna, Scuola di dottorato in Sanità pubblica

martedì 11 gennaio 2011

C'è una crepa in ogni cosa, è da lì che entra la luce (Leonard Cohen)

"Tutte le cose, tutte le parole sono spaccate. Tutte le cose, tutte le parole sono aperte. Laparola latina rima – anch’essa fessa, spaccata – può indicare questa essenziale apertura, questa spaccatura delle cose che si manifesta all’uomo che parla nell’assemblea.

Cosa vuol dire che le cose e le parole sono aperte? Vuol dire che non sono cose. È la fine del mondo, la sconfitta delle parole. La cosa sta al di là del mondo e al di là delle parole.Mondo e parola cadono, cedono alla provocazione che l’apertura delle cose rappresenta.

Che ogni cosa sia aperta, fessa, spaccata non è annuncio di sofferenza, né di gioia. Il vangelo delle cose non annuncia cose belle né cose brutte. Al di là del mondo, tramontata la parola, frantumati i nomi, si esauriscono anche le possibilità della sofferenza e della gioia. Entrambe stanno al di qua dell’apertura delle cose, appartengono al mondo ed all’uomo di mondo. Un uomo che sta, aperto, nell’apertura delle cose, è uno cui è impossibile chiedere – come stai? O – dove stai? È un sugata, uno che è ben andato. L’apertura delle cose non ha un come né un dove.

Al tempo stesso, nell’apertura delle cose sta la possibilità della poesia. Ne è il luogo.
Ne rappresenta il come e il dove. "
Rima Rerum


(un grazie a Gianfranco Bertagni per Cohen)