lunedì 24 febbraio 2014

Una Via, 18 maggio 2012: vecchi stracci

Un caro amico, Pier Cesare Bori, usava riunirci ogni settimana per fare silenzio insieme, e poi leggere e discutere insieme un breve testo scelto da lui, che dopo ci inviava. Oggi mi è tornato alla mente questo:
 
 -----------------------
Il Dhammapada è un antico testo buddhista, che leggiamo qui con il commento Buddhaghosa, V d.c., il più autorevole interprete del buddhismo theravadin, del sud-est asiatico. Buddhaghosa è un autorevole autore e commentatore del V secolo d.C., a lui si deve anche questo commento, attraverso storie che ricostruirebbero la situazione in cui il Buddha avrebbe pronunciato le 423 strofe del Dhammapada.


Dhammapada 143 e 144


La storia del monaco Pilotikatissa
 
 143: Di rado si trova nel mondo un uomo 
frenato dalla vergogna
che comprende il rimprovero
come il cavallo la frusta.     
144: Come un buon cavallo colpito dalla frusta
siate ardenti e pieni di slancio.
Con fede virtù e retto sforzo
con la calma concentrata e discernimento del Dhamma, 
con la sapienza e la buona condotta perfettamente consapevoli
abbandonerete questa grande sofferenza.

La storia di  Thera Pilotikatissa
Mentre stava al monastero di  Jetavana, il  Buddha pronunciò le strofe143 e 144 di questo libro,con riferimento a  Thera Pilotikatissa.
Una volta Thera Ananda vide un giovane vestito in maniera squallida che si aggirava mendicando il cibo ; ne sentì pietà e  ne fece un asceta. Il giovane asceta lasciò i suoi vecchi panni e la sua ciotola da mendicante sulla forcella di un albero.   Quando divenne un bhikkhu (monaco) fu conosciuto come Pilotikatissa. In quanto bhikkhu, non doveva preoccuparsi del cibo e del vestito siccome si trovava nel benessere. Eppure talvolta non era contento della sua vita come bhikkhu  pensava di tornare alla vita di laico. Quando si sentiva così tornava all’albero dove aveva lasciato i suoi panni e la sua ciotola. Là, ai piedi dell’albero, si interrogava: «Svergognato! Vuoi lasciare il posto dove sei nutrito e vestito per bene? Vuoi tornare a quei panni squallidi e riprendere a mendicare con questa vecchia ciotola in mano?» In questo modo rimproverava se stesso; calmatosi poi tornava la monastero. Così accadde molte volte. Quando gli altri  bhikkhu gli chiedevano perché tornasse spesso all’albero dove aveva lasciato i panni e la ciotola, rispondeva che andava a trovare il suo maestro. 
Tenendo così a mente i suoi vecchi panni come oggetto di meditazione egli arrivò a realizzare la vera natura degli aggregati dei khandha e alla fine divenne un arahat. Allora smise di andare dall’albero. Gli altri bhikkhu notando che Pilotikatissa aveva smesso di andare dall’albero dei suoi vecchi vestiti e ciotola, gli domandarono: «Perché non vai più dal tuo maestro?» E lui rispose: «Quando ne avevo bisogno, dovevo andarci ma ora non ne ho più bisogno». Quando i bhikku udirono questa risposta, lo portarono dal Buddha. Giunti alla sua presenza dissero; «Venerabile Signore! Questo bhikkhu pretende di essere divenuto un arahat, ma dev’essere un bugiardo».  Ma il Buddha li smentì e disse:  «Bhikkhu! Pilotikatissa non mente, dice la verità. Sebbene prima fosse in relazione con il suo maestro, adesso non lo è più.  Thera Pilotikatissa ha istruito se stesso a distinguere tra cause giuste e cause erronee e a discernere la vera natura delle cose. Egli adesso è un arahat, e così adesso non c’ più relazione tra lui e il suo maestro». Allora il Buddha pronunciò le due strofe come sopra:

Pilotikatissatthera Vatthu

Hirinisedho puriso
koci lokasmi vijjati
yo niddam apabodheti
asso bhadro kasamiva.
Asso yatha bhadro kasanivittho
atapino samvegino bhavatha
saddhaya silena ca viriyena ca
samadhina dhammavinicchayena ca
sampannavijjacarana patissata
jahissatha dukkhamidam anappakam.