giovedì 31 dicembre 2009

e-doll

"Vi sono due modi per avere qualcosa di simile ad un e-doll. Uno è quello di creare, appunto, degli esseri artificiali, che si possano violentare, torturare, mutilare senza troppo danno. Il secondo è quello è quello di prendere alcuni esseri umani e dichiararli in qualche modo sub-umani, come tali liberamente massacrabili. La categoria del clandestino funziona alla perfezione. Il clandestino, la clandestina possono essere liberamente massacrati. Se pensi che stia esagerando, ti invito a leggere il terribile libro di Isoke Aikpitanyi Le ragazze di Benin City (Melampo), una testimonianza di cosa subiscono dagli italiani le prostitute-schiave nigeriane. O a fare una rapida ricerca sul numero di prostitute-schiave uccise in Italia. Le loro storie sono perfettamente sovrapponibili a quelle degli e-doll del libro di Verso. Con la differenza che qui si tratta di persone che un tempo avevano un nome e una storia, e che sull’altare sacrificale delle società avanzate diventano semplice carne dolente, che non grida né sussurra, ma tace ai margini delle strade."
http://minimokarma.blogsome.com/2009/12/29/e-doll/

mercoledì 23 dicembre 2009

quanto tarderà Massimo ad abboccare

"In certi tipi di pesca, occorre prima pasturare il pesce a cui si mira: si lanciano nell'acqua pezzi di un pastone particolarmente gradito all'agognata preda, e solo dopo si getta l'amo. Berlusconi (ed il fido Letta) sono impegnati in questa delicata fase. Mi domando quanto tarderà il buon Massimo ad abboccare"
Quando una cosa è detta così bene si può solo citare, ringraziando Guido, che da oggi entra a buon diritto nella selezionatissima categoria "affinità elettive". Anche perché chi è che non si sente prigioniero, in questa "patria"? Io ho messo piede in Francia, quest'anno, e mi sono accorta che respiravo - respiravo in modo diverso, l'aria stessa sembrava più libera fuori di qui.
E anche perché lo scopo primo di questo blog era ed è allacciare le forze e le idee per abbattere questa prigione - sempre tenendosi ben stretto Rilke e tutte le altre cose necessarie, perché so benissimo che, innanzitutto
"la questione cardinale della primavera
va risolta ad ogni costo"

venerdì 11 dicembre 2009

L'anomalia selvaggia (recensione)

Il punto di partenza dello spinozismo politico contemporaneo: a questo libro dobbiamo l'idea di potenza come realtà che sta prima del potere e contro il potere, e l'idea che la politica di Spinoza è innanzitutto la sua metafisica.
Gli dobbiamo anche, ovviamente, l'aver riconosciuto il valore politico e filosofico del concetto di "multitudo" - la democrazia come potentia multitudinis, molto più del "potere di tutti" di Giuseppe Rensi: non solo potere di decidere della propria vita, ma capacità creativa e generativa, essere che viene alla luce dalla comunità degli uomini fra loro.
Poi, il problema è che la potenza sta prima del potere, sta contro il potere, ma è anche ciò che fonda il potere: il potere è interno, non esterno alla moltitudine degli uomini.
La multitudo negriana rimane semplicemente uno strumento che ti permette di sfuggire alle secche dei concetti di "popolo", "classe", "stato", ma non va molto più in là - come concetto, permette di pensare la potenza di tutti che si oppone al potere costituito, ma trascurando completamente i diversi modi in cui è la potenza stessa a costituirsi in potere.
Possiamo pensare il potere come potenza alienata, come concrezione della potenza, così come possiamo pensare il capitale come "lavoro morto" che si contrappone al "lavoro vivo". Ma il potere dobbiamo pensarlo, fino in fondo, senza accontentarci di farne "o' malamente" della storia.
Poi, è un libro che lancia il cuore oltre la meta, come spesso Negri usa fare, è scritto in negrese (lo stile di un filosofo che vuole essere letto "con il cuore e con le sue passioni", una tortura per me che sono analitica e razionale), ed è sempre al limite della forzatura, anche se non ci arriva (quasi) mai.

sabato 5 dicembre 2009

schiavi

Un operaio senegalese è stato ucciso a coltellate dal padrone perché reclamava da tre mesi quel che gli era dovuto per il suo lavoro.
Non è la prima volta, e non sarà l'ultima.
Ed è tutto qui: non è normale che uno straniero reclami la paga, o quel che gli è dovuto. Pretendere di essere pagati, da parte di uno straniero, è un grave atto di insubordinazione, tanto che, può capitare che spinto da sacrosanta indignazione di fronte a tanta protervia, il padrone reagisca: legittima difesa dei suoi diritti di Italiano e di Padrone, no?
Questa, senza bisogno di ulteriori riflessioni (che pure poi ci vorranno) sull'umanità, i diritti, la giustizia, la sicurezza, la libertà ... senza bisogno di tutte queste riflessioni, questa è l'essenza delle politiche italiane sull'immigrazione: creare una massa di schiavi, gente che non è normale che pretenda di essere pagata.
Una massa costretta a lavorare a condizioni a cui nessuno di noi è disposto a farlo, quindi una concorrenza insostenibile per i lavoratori: è questa la vera "fine del lavoro", che è anche la fine di qualsiasi potere operaio.

E se loro sono schiavi, noi siamo liberti: del tutto giusto e normale che siamo trattati a panem et circences.

giovedì 3 dicembre 2009

Ti penso


una superficie astratta, intonaco forse - qua e là macchie di polvere o di cenere - solcata da crepe o da vene. In alto, un decoro di foglie e di vitigni: una finestra dimenticata o ricordata, o forse una vite che, inosservata, rinasce. Di fianco, all'improvviso, ti accorgi di un volto, appena tratteggiato e confuso nella superficie, eppure chiaro. E la superficie diventa corpo - spento, sofferente, solcato e ricoperto di polvere e di cenere. Ma il volto è sereno, e c'è una finestra, sopra, o forse una vita. Susanna De Paolis, "Ti penso".

Fondazione "Dopo di Noi": “La Pittura come emozione” opere realizzate durante il laboratorio di libera espressione creativa organizzato dalla Fondazione

martedì 1 dicembre 2009

Troppo tardi

Dovunque andiamo, arriviamo sempre troppo tardi
per ciò che un tempo siamo partiti per trovare.
E in qualsiasi città ci fermiamo
troviamo case in cui è troppo tardi per trascorrere una notte di luna...
E in qualsiasi casa torniamo
arriviamo a notte troppo tarda per essere riconosciuti.
E in qualsiasi fiume ci specchiamo
vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.
Henrik Nordbrandt, Dovunque andiamo