giovedì 27 giugno 2013

LA PARABOLA DI BUDDHA SULLA CASA IN FIAMME


Gotama, il Buddha, insegnava
la dottrina della Ruota dei Desideri, cui siamo legati, e ammoniva
di spogliarsi d'ogni passione e così
senza brame entrare nel nulla, che chiamava Nirvana.
Un giorno allora i suoi discepoli gli chiesero:
"Com'è questo Nulla, Maestro? Noi tutti vorremmo
liberarci da ogni passione, come ammonisci; ma spiegaci
se questo Nulla in cui noi entreremo
è qualcosa di simile a quella unità col creato
di quando si è immersi nell'acqua, al meriggio, col corpo leggero
quasi senza pensiero, pigri nell'acqua; o quando nel sonno si cade
sapendo appena di avvolgersi nella coperta
e subito affondando; se questo Nulla dunque
è così, lieto, un buon Nulla, o se invece quel tuo
Nulla è soltanto un nulla, vuoto, freddo, senza significato".
A lungo tacque il Buddha, poi disse con indifferenza:
"Non c'è, alla vostra domanda, nessuna risposta".
Ma a sera, quando furono partiti,
sedette ancora sotto l'albero del pane il Buddha e disse agli altri,
a coloro che nulla avevano chiesto, questa parabola:
"Non molto tempo fa vidi una casa. Bruciava. Il tetto
era lambito dalle fiamme. Mi avvicinai e m'avvidi
che c'era ancora gente, là dentro. Dalla soglia
li chiamai, ché ardeva il tetto, incitandoli
a uscire, e presto. Ma quelli
parevano non aver fretta. Uno mi chiese,
mentre la vampa già gli strinava le sopracciglia,
che tempo facesse, se non piovesse per caso,
se non tirasse vento, se un'altra casa ci fosse,
e così via. Senza dare risposta
uscii di là. Quella gente, pensai,
deve bruciare prima di smettere con le domande. Amici, davvero,
a chi sotto i piedi la terra non gli brucia al punto che paia
meglio qualunque cosa piuttosto che rimanere, a colui
io non ho nulla da dire". Così Gotama, il Buddha.
Ma anche noi, che non più ci occupiamo dell'arte della pazienza
ma piuttosto dell'arte dell'impazienza, noi che tante proposte
di natura terrena formuliamo, gli uomini scongiurando
a scuoter da sé i propri carnefici dal viso d'uomo, pensiamo che a quanti,
di fronte ai bombardieri del capitale, già in volo, domandano
e troppo a lungo, che ne pensiamo, come immaginiamo il futuro,
e che ne sarà dei loro salvadanai e calzoni della domenica, dopo tanto
sconvolgimento,
noi non molto abbiamo da dire.


Bertolt Brecht (da Poesie di Svendborg)
Bertolt Brecht, Poesie e canzoni, a cura di Ruth Leiser e Franco Fortini, Torino, Einaudi, 1971, pp. 87-88
Das Gleichnis des Buddha vom brennenden Haus 

mercoledì 13 marzo 2013

L'anomalia selvaggia controllata



Mi scrive quel vecchio autonomo di mio babbo, in un messaggio intitolato "L'anomalia selvaggia":
Nel caos politico. Forse è un palingenesi. E' straordinario vedere un aggiustatore meccanico di 24 anni entrare in Parlamento!! I parrucconi sono nel panico, il tentativo di linciaggio mediatico è spietato. Un noto giornalista, il modello stesso del giornalista moderato di sinistra, ha accusato, in tv a "8 e mezzo", i grillini di essere ignoranti perché non conoscono l'indirizzo del Senato ! I soliti intellettuali alla Saviano, Benigni, Serra, Asor Rosa, Cacciari e gli accademici universitari (tranne i soliti 11 d'antan), gli emeriti di ogni genere e chi ne ha più ne metta fanno appello ai deputati M5S perchè sostengano il governicchio di Bersani. come dire una istigazione al suicidio politicamente. Intanto Bersani fa scouting, e Berlusconi viene processato per averlo fatto. Grillo mette sotto accusa l'art 67 Cost che per il quale i parlamentari sono liberi da vincoli di mandato degli elettori, e ovviamente insorgono i padreterni costituzionalisti, che sono come vestali poco perbene che non hanno mai denunciato i colpi di stato, piccoli o grandi , tentati o riusciti, dei nostri presidenti.
Come dice un mio amico: Grande è il disordine, la situazione è eccellente. (Ma non era Mao?)
Come gridavano grandi raduni di masse giovanili contro i G8: "un altro mondo è possibile"
Scava, la vecchia talpa! Lo diceva uno tanto tempo fa.
Tutto vero, quel che dici, e poi, come ognun sa, una situazione troppo e troppo a lungo compressa sfocia inevitabilmente in una rivoluzione. Così, a quanto pare Grillo sta effettivamente riuscendo ad abbattere lo Stato borghese, che come è noto si abbatte e non si cambia.
Ma io per ora aspetto ad entusiasmarmi per questo "abbattimento controllato": che al Capitale faccia piacere liberarsi in un sol colpo delle politiche suicide della BCE, dello Stato e dei suoi servi sciocchi del PD può anche essere una buona notizia, e certo Grillo ha pienamente ragione a dire, ora, "senza di me, avreste Alba Dorata", "senza di me, avreste la violenza nelle strade". Ma in effetti, potrebbe dire, ancor meglio: "senza di me, avreste la Rivoluzione": Grillo è senz'altro riuscito a incanalare l'esplosione, ma non mi tornano i conti su quale sia il suo progetto, e al servizio di chi. Che un progetto ce l'abbia, è del tutto evidente dall'attenzione con cui controlla strettamente ogni passo dei membri del suo "movimento" - la cui "democrazia diretta in rete" è solo una messinscena, o meglio, una buffonata, dal momento che l'unica cosa che vi è consentita è parlare per non decidere niente, e il cui montatore meccanico entra in parlamento, sì, ma a condizione che non parli affatto.

Se questo obiettivo è abbattere lo Stato, e in subordine la rappresentanza politica, si potrebbe notare che Grillo uccide un uomo morto: lo stato nazionale è già defunto, non è neppure più il comitato di affari della borghesia. Il potere è altrove, in posti meno scomodi, e depurati dall'eccesso di democrazia di cui si lamentava quel vecchio e fondamentale documento programmatico della Trilaterale, "The crisis of democracy" (1975). Quel che ne rimane è ormai più solo la funzione di controllo (come auspicava il buon Nozik), e alcune residue funzioni di redistribuzione in via di smantellamento. Da questo punto di vista il Piano del Capitale enunciato nel documento della Trilaterale è quasi perfettamente completato.
Se poi questo piano coincida con gli scavi della Vecchia Talpa, e con esso il Capitale si stia scavando la fossa, non lo so