mercoledì 6 gennaio 2010

diventa ciò che sei

... con l'ostinazione di uno di quei pupazzi con cui giocavo da piccola, che avevano un peso nella base, e tu potevi lanciarli, scuoterli, colpirli come volevi, e quelli rotolavano e dondolavano ma poi tornavano sempre in piedi, con quel peso che li teneva saldi e dritti nella posizione che era la loro.

4 commenti:

  1. Nietzsche.... a me piace (affascina e spaventa un po') un'altra sua massima: se guardi troppo a lungo nell'abisso, l'abisso prima o poi guarderà dentro di te (mi si addice).

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  2. e guardando dentro di te troverà pane per i suoi denti! Non ti lasci sfuggire una citazione che è una, neh?

    Nietzsche spesso mi irrita, tronfio, supponente ed épater le bourgeois, ma il fondo - quel che ha preso da Spinoza, ovviamente - è buono.

    Il problema, naturalmente, è: già, ma cosa sei? ed è facile, da qui, cadere nell'idea che si sia quel che si è nati (guerrieri se si nasce nella casta dei guerrieri, cattolici se si nasce da famiglia cattolica ...). Sembra estremamente liberatoria, questa frase, ma ha in sé invece il rischio di una estrema chiusura.

    Eppure, una delle mie numerose superstizioni è che dentro abbiamo un qualche daimon che ci conduce (tutti, mica soltanto Socrate!) che il bene sia che tutti possano seguirlo, o magari anche credere di seguirlo, e il male esserne sviati - per coazione, per adeguarsi a un modello ...

    (Stranamente appropriato che per pubblicare il commento adesso google mi chieda: "scegli un'identità").

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  3. in realtà io di nietzsche conosco soprattutto la parte "artistica" tramite l'uso (e lo studio) che ne fa Thomas Mann: l'antitesi apollineo/dionisiaco mi ha riempito le giornate dedicate alla Morte a Venezia, poi al Doktor Faustus (nella figura di Leverkuhn c'è un po' di Nietzche, oltre a Schönberg...) quindi mi limito a quelle tesi.
    non mi ha mai affascinato nè convinto del tutto nella sua fase superomista (o meglio Ultraomistica) e - forse influenzato dall'abuso che ne fece poi il nazismo - l'ho sempre contrapposto ad altri valori più vicini. Ma quelle pagine artistiche mi piacciono...

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  4. "già, ma cosa sei? ....
    ma ha in sé invece il rischio di una estrema chiusura."
    ...porre già la domanda "cosa sei?" non è pensare al passato, a quello che sei stato fino ad un attimo prima, quello che hai fatto, nel bene o nel male, e che ti costringe, ti etichetta, ti toglie la "possibilità" del futuro? Limitare, creare un'identità, una storia che in qualche modo si proietta sul futuro...e così si ottiene un futuro limitato, condizionato...
    Mi piaque, quando lo lessi, lo straniero di Camus.

    Ciao, Angelo

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