venerdì 15 gennaio 2010

Assassini

Morire nel deserto - di Fabrizio Gatti
"Un filmato mostra la tragica fine degli immigrati espulsi dalla Libia. Così come prevede l'accordo siglato tra Berlusconi e Gheddafi" recita il titolo dell'articolo, ma anche così come è logica conseguenza della cosiddetta "lotta all'immigrazione clandestina" aggiungo io.
Non so se avrò lo stomaco di guardarlo, ma dovremmo esserci costretti tutti, noi italiani-europei, così come alla fine della guerra i cittadini tedeschi vennero costretti a visitare i lager: perché poi nessuno possa dire che non sapeva.

1 commento:

  1. Eccoci qua, cara Ipazia, di fronte ad una valanga di iniquità e di disastri innaturali. Perché, per dirtela in breve, ho la sensazione che lo "stile del lager" (Arbeitslager, vernichtungslager, indifferentemente) con la sua ripugnante gerarchia di valori si sia - come dire? - post 1945 diffuso fuori dal filo spinato impregnando di sé la totalità del corpo sociale, coll'essersi rivelato (dopo il timido esperimento nazista) lo stile d'elezione per l'età della macchina.
    Del pari, nell'età della macchina, non si danno calamità "naturali". I morti di Haiti, come i morti dell'Aquila e quelli di Sicilia sono vittime della miseria, della corruzione, dell'ignoranza e della mancanza di (o della sistematica violazione delle) regole (urbanistiche, edilizie, sanitarie, impiantistiche, di scienza dei materiali, finanziarie, creditizie, ecc..). Una miscela esplosiva squisitamente umana sulla quale il sisma in due casi, le piogge torrenziali in un altro, hanno agito da detonatori.

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