domenica 10 gennaio 2010

Um deinetwillen

Entsinnen ist da nicht genug, es muss
von jenen Augenblicken pures Dasein
auf meinem Grunde sein, ein Niederschlag
der unermesslich überfüllten Lösung.
Denn ich gedenke nicht, das, was ich bin
rührt mich um deinetwillen. Ich erfinde
dich nicht an traurig ausgekühlten Stellen,
von wo du wegkamst; selbst, dass du nicht da bist,
ist warm von dir und wirklicher und mehr
als ein Entbehren. Sehnsucht geht zu oft
ins Ungenaue. Warum soll ich mich
auswerfen, während mir vielleicht dein Einfluss
leicht ist, wie Mondschein einem Platz am Fenster.

Ma ricordare, qui, non è abbastanza: deve
il puro essere di ciascun momento
sul mio fondo restare, deposito
di soluzione immensamente satura.
Poiché io non ti penso, ciò che sono
mi muove in grazia tua. Non ti invento
nei luoghi tristi e privi di calore
da cui tu sei partita: il fatto
che tu non ci sei
è già caldo di te, ed è più vero
più del tuo mancarmi. Perché dovrei
correre fuori, se forse è su di me il tuo influsso
lieve, come raggio di luna alla finestra?

Il tedesco ha quest'espressione poco usata, "um deinetwillen” che da sola vale tutta una lingua: serve a indicare quella costellazione di significati a cui noi faticosamente giriamo intorno dicendo “per te”, “in grazia tua” , “a te”, “for your sake” – letteralmente, credo: “per la forza del tuo essere e volere” (deinet, di te; willen, volere, ma è anche la stessa radice di “vis”, forza, violenza, e di “vita”).

Rilke, per Lou Salomé, ne fa la più forte e alta delle dichiarazioni d'amore, l'unica che abbia un senso e giustifichi questo sentimento egoista, possessivo, stupido e folle. Io, dice Rilke, non penso semplicemente a te: è ciò che sono per te, attraverso te, grazie a te che mi muove, è la tua presenza che sta nel mio fondo e mi consente di essere.
Essere “per”, “in grazia di” qualcun altro, essere mossi da ciò che si è in questo modo, essere ciò che si è più profondamente e intensamente, ma di un essere che è dedicato a qualcuno e non si dà senza di lui; e proprio per questo porre all'altro una nahe Frage, un’intima richiesta: intima perché investe violentemente e profondamente non soltanto te stesso, ma anche l'altro, gli domanda di farsi coinvolgere in un'impresa incomprensibile e rischiosa, che preferiamo farci raccontare o risolvere nelle più sicure consuetudini, "das Schwerste, was uns aufgegeben ist, das Äußerste, die letzte Probe und Prüfung, die Arbeit, für die alle andere Arbeit nur Vorbereitung ist" (il più difficile compito che ci sia imposto, l'estremo, l'ultima prova e testimonianza, il lavoro, per cui ogni altro lavoro è solo preparazione).

1 commento:

  1. questa parola (così come tante altre, romantiche per lo più) spiega più di ogni altra cosa la fascinazione del tedesco come lingua poetica (e Rilke ne sa qualcosa) per me...

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