venerdì 29 gennaio 2010

Zanna Bianca


Scott scosse il capo e continuò a tentare di guadagnarsi la fiducia di Zanna Bianca.
Zanna bianca era sospettoso: c'era in aria qualcosa. Aveva ucciso il cane di quel dio, aveva morso il dio suo compagno, e che altro poteva aspettarsi se non qualche terribile punizione? Eppure l'affrontava impavido. Rizzò il pelo e mostrò i denti, l'occhio vigile, il corpo teso e pronto a tutto. Il dio non aveva bastone, sicché lo lasciò avvicinare. La mano del dio si era stesa, e ora gli scendeva sulla testa. Zanna bianca si rannicchiò tutto, sempre più nervoso, appiattandosi sotto di essa: lì era il pericolo, qualche tradimento, chi sa che cosa. Conosceva le mani degli dei, la loro provata maestria, l'abilità di far male; e poi, c'era quel vecchio terrore d'esser toccato. Ringhiò più minaccioso, si appiattò più basso, eppure quella mano continuava a discendere. Non voleva mordere quella mano, e sopportò il pericolo che rappresentava finché l'istinto si scatenò travolgendolo col suo insaziabile anelito alla vita.
Weldon Scott aveva sempre creduto di essere abbastanza svelto per evitare qualunque morzo o zannata, ma non conosceva ancora l'eccezionale rapidità di Zanna Bianca, il quale colpì con la fulminea rapidità del serpe.

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