sabato 14 maggio 2011

Perché ho paura della lega

Jan suppongo che il cancro di cui lei parla sia la rete di interessi, conoscenze e favori che lega partito, centrali cooperative, sindacati, Unipol, Hera ... Rispetto a questo il "que se vayan todos", l'idea che una sconfitta di Merola sia la cura, è un sentire diffusissimo nel mio ambiente.
Ma io non sono d'accordo, soprattutto non se la cura è la Lega, e questo per due ragioni:
‎1) il potere rappresentato da centrali cooperative, cup, hera ... cambierebbe semplicemente alleato e punto di riferimento, e già dei passi in questo senso mi pare che le coop li stiano facendo.
‎2) Bologna è una città legale e curiale, l'unica, se non ricordo male, il cui patriziato si consegnò senza combattere al papa (in cambio di larghe autonomie, certo). La sua forza e la sua differenza sono - scusi la parola desueta - nel popolo, e nella sua tradizione di operosità (e due: mammamia, oggi sembro uscita da libro cuore!) e solidarietà contadina e poi industriale: ma di piccola e bassa industria, che fa la differenza rispetto alla Lombardia; e nella tradizione della partecipanza di Matilde di Canossa; e nella tradizione dell'anticlericalismo, che fa la differenza rispetto al Veneto (proprio perché eravamo stato della chiesa); e nella tradizione socialista, che è universalista, e fa la differenza rispetto alla Lega.
Rispetto a tutte queste differenze, la Lega non rappresenta la cura, ma un altro e peggiore cancro che si inserirebbe sin troppo bene nel tessuto di questa città: la sua anima legale e curiale ci andrebbe a nozze, la solidarietà all'interno di un "noi" chiuso e ristrettto è proprio la specialità della Lega, e l'unica cosa che andrebbe perduta e distrutta è la differenza più importante, ma più superficiale e recente, meno radicata: l'apertura e l'universalismo, il "nessuno escluso", l'internazionalismo. Ma senza di questi, Bologna è una città di provincia come tante altre, non migliore di Verona o Biella.
Insomma, Bernardini forse disturberebbe una parte - ma non il tutto - dei poteri costituiti bolognesi, ma in cambio distruggerebbe quello che Bologna ha di più originale e prezioso: l'universitas, che fra parentesi è anche l'unica cosa, io credo, che può portare l'Italia (economicamente, politicamente, culturalmente) fuori dal pantano provinciale in cui è sprofondata.
Perché il problema, con la Lega, oltre al disgusto che personalmente mi ispira, è che la chiusura, la solidarietà limitata a un sempre più piccolo "noi" è proprio sbagliata: è sbagliata economicamente, politicamente, culturalmente. Economicamente, la chiusura alle persone e non alle merci è una catastrofe, e la lotta agli immigrati come persone (oltre a rendere ingovernabile il fatto dell'immigrazione) ha creato una enorme fetta di popolazione che prima che essere senza diritti è senza forza contrattuale, quindi bassi salari (fra i più bassi d'Europa, più bassi che in Grecia) per tutti: e i bassi salari sono il seme del sottosviluppo, come ogni economista in buona fede può confermare. Politicamente, una comunità è viva se è fatta di scambi, di apertura, di fiducia reciproca, e sennò si ripiega ed arretra. Culturalmente ... c'è bisogno di spiegarlo?

2 commenti:

  1. avanti sempre ipazia.
    cpsa penserei se ognitanto non legessi te...che va tutto bene?!

    è il torpore che temo di più. quel torpore in cui tutti s'addormentano.

    ich umarme dich. halte still!

    love, mod

    RispondiElimina
  2. Liebchen, penseresti molto e dritto al sodo come al solito, lo sai bene. Ma il torpore ... d'inverno si va in letargo, chissà se è arrivato il momento in cui ci si può svegliare (almeno a Milano).

    RispondiElimina