lunedì 17 maggio 2010

i molteplici fili

C'è stato un tempo in cui pensavo che noi, come i nodi in cui s'intreccia una rete, esistessimo solo grazie ai molteplici fili che ci legano alle persone che amiamo, e che legano queste ad altre e ad altre ancora. Questa corrispondenza mi pareva allora l'unica realtà possibile e degna per il genere umano: le cose umane, mi dicevo, non esistono se non sono comunicate, gli esseri umani non esistono se non grazie ai fili che li intessono alla vita degli altri.
(Ma all'anziana vicina che mi diceva: non esisto per nessuno, non c'è nessuno che mi ami e per cui stare al mondo, cosa avrei potuto rispondere?).

2 commenti:

  1. Già, ma poi, in realtà, cosa dici all'anziana vicina? Nell'infinita e sempre rinnovantesi prateria dell'umana solitudine, qual'è il filo d'erba che fai tuo, e che curi, pur sapendo che inaridirà? E lo fai tuo compiendo una scelta comunque dolorosa, e ingiusta. Perché quello e non un altro? O quest'altro ancora, o tanti altri, che pure il vento squassa sotto il tuo sguardo? Faccio a te le domande che rivolgo, in realtà, me stesso di fronte alla sofferenza che mi circonda ovunque volga l'occhio, appena l'occhio sia disposto a vedere.

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  2. Ma all'anziana vicina che mi diceva: non esisto per nessuno, non c'è nessuno che mi ami e per cui stare al mondo, cosa avrei potuto rispondere?
    Non sta a ognuno di noi "l'onere" di stare collegati alla rete o almeno di volerlo? ci viene assicurato solo di venire al mondo, no? la peggiore sofferenza sarebbe quella di non venire neanche al mondo, quindi ogni altra sofferenza può essere accettabile, no?

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