mercoledì 23 dicembre 2009

quanto tarderà Massimo ad abboccare

"In certi tipi di pesca, occorre prima pasturare il pesce a cui si mira: si lanciano nell'acqua pezzi di un pastone particolarmente gradito all'agognata preda, e solo dopo si getta l'amo. Berlusconi (ed il fido Letta) sono impegnati in questa delicata fase. Mi domando quanto tarderà il buon Massimo ad abboccare"
Quando una cosa è detta così bene si può solo citare, ringraziando Guido, che da oggi entra a buon diritto nella selezionatissima categoria "affinità elettive". Anche perché chi è che non si sente prigioniero, in questa "patria"? Io ho messo piede in Francia, quest'anno, e mi sono accorta che respiravo - respiravo in modo diverso, l'aria stessa sembrava più libera fuori di qui.
E anche perché lo scopo primo di questo blog era ed è allacciare le forze e le idee per abbattere questa prigione - sempre tenendosi ben stretto Rilke e tutte le altre cose necessarie, perché so benissimo che, innanzitutto
"la questione cardinale della primavera
va risolta ad ogni costo"

4 commenti:

  1. Ti ringrazio di cuore! Sei troppo gentile con questo piccolo polemista.
    Spero solo - te lo confesso - di essere un cattivo profeta: insomma, mi auguro di tutto cuore, per lui e per noi, che Massimo "non" abbocchi.
    Un caro saluto ed un sincero augurio di un 2010 intenso ed interessante.

    (Quanto all'aria che si respira, hai ragione da vendere)

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  2. no, non sono troppo buona: stiamo tutti qui a soffocare sotto questa dittatura sempre più pesante, e perdiamo tempo a ridere, piangere e indignarci per un povero vecchio potente ma ridicolo, senza guardare un poco più in là e preoccuparci cosa e chi ha permesso questa dittatura, forse per un calcolo che si credeva intelligente, o forse per ragioni peggiori.

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  3. a Parigi, nel 1789, si diceva"L'aria della città rende liberi" evidentemente in Italia stiamo vivendo in una serie di piccoli villaggi autoreferenziali....
    cmq buone feste e speriamo bene (io Rilke non lo lascio, non si sa mai..)
    ciao

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  4. Be', cara Ipazia, siamo 60 milioni (un centesimo della popolazione mondiale, grosso modo). Di questi 60 la grande maggioranza è duramente impegnata a mettere assieme il pranzo con la cena; Una ulteriore, consistente, quota è perfettamente soddisfatta dell'attuale stato di cose (sono gli eredi di coloro che nel ventennio esibivano orgogliosi la "cimice" - fino al 25 Luglio...)una terza, sempre consistente, ma minoritaria quota, si interroga e dibatte - magari anche ridendo, piangendo ed indignandosi. Sono gli italiani ai quali tu, ed io, e tanti altri ci rivolgiamo nel tentativo di riannodare le fila di uno sviluppo civile che andrà ben oltre le nostre brevi vite (della mia certamente...)Ma non demordo, come puoi notare qui sotto:
    http://squiliber.blogspot.com/2008/10/foto-di-gruppo-con-signore-signori.html
    Quanto a Fabio R., credo che colga perfettamente nel segno, indicando nello "strapaese" (con buona pace di Maccari e Longanesi)una delle persistenti radici dei nostri mali.

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