lunedì 9 novembre 2009

camminare accanto ai cadaveri

Cara Lilli, dici benissimo: camminare accanto ai cadaveri. La cosa veramente tremenda degli esseri umani, quello che fa dell’uomo la bestia più feroce di tutte, è che gli umani sono capaci di questo, di camminare accanto ai cadaveri dei propri simili e tagliar via da sé la consapevolezza di questo. Ci sono cose che noi esseri umani siamo capaci di fare soltanto perché sappiamo separare noi stessi da quel che stiamo facendo. Ci sono cose che, viste, non sono tollerabili, ma noi siamo capaci di non vederle.

Arnold Gehlen parlava di questo "iato" come della più grande risorsa dell'uomo: sapersi separare da se stessi, ignorare e procrastinare la fame, la sete, il dolore, e quindi saper progettare, agire per il futuro - e probabilmente è anche vero, è una risorsa. In ogni caso è quello che siamo. E' anche, sospetto, la radice della crudeltà dei bambini - sperimentare e risperimentare la stupefacente sensazione di potersi separare da se stessi, che non è mai così forte come quando fai del male a un altro essere.

E' quello che siamo, è una risorsa, ed è la nostra maledizione.

Non separarsi da se stessi, vedere e sentire, essere consapevoli, ha delle conseguenze. Non è questione di altruismo, o di misericordia, e neppure di amore: semplicemente, quando non cancelli le cose che vedi, e non ti separi da quello che fai, certe cose non puoi né farle né sopportarle.

Ma recuperare la vista dei cadaveri accanto a cui camminiamo, non far uso della capacità di separarci da noi stessi, è difficile e faticoso. Come se si trattasse di imparare di nuovo a guardare, dopo aver recuperato la vista, o a camminare, dopo mesi di ingessatura. Magari è una capacità che non si recupera mai del tutto, e per averla davvero bisogna non averla mai persa.

5 commenti:

  1. cara ipazia,

    ti leggo da fabio: "es gefällt mir not so much" mi ha fatto drizzare le orecchie. sì, perchè l'insegnamento della lingua è il mio mestiere, o meglio dire l'insegamento su COME insegnarle le lingue. tu sei il mio tipo di studente ideale. mescolare tutte le nozioni che hai per esprimere quel che devi dire, secondo me è la base di ogni comunicazione - il non farsi fermare dalle lacune "tecniche" e andare alla meta con tutto quello che si ha a disposizione.

    ...mò ti tengo d'occhio!

    :) love, mod

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  2. o dell'importanza del bluff per l'apprendimento delle lingue ...:-)
    e di tutto il resto. Però forse col tedesco questo non funziona, sarà che io non ne sono venuta a capo se non quel tanto che basta per litigare con le commesse svizzere, sarà che il tedesco è una lingua gelosa, che spazza via le altre almeno per il tempo che lo stai imparando (ma Canetti, ne la lingua salvata, mi sembra dicesse che l'effetto è forte e duraturo).

    Comunque, grazie di tenermi d'occhio, ricambio - attraverso Fabio si fanno sempre scoperte interessanti

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  3. Ci si aspetterebbe un'attenzione alla morte, in tutta la sua bestiale disumanità, e una rivolta primordiale, istintiva contro questa esperienza?

    Ciao Ipazia :-)

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  4. Nient'affatto. Ma la morte è un'iperbole: la morte, e in particolare l'esperienza della morte del tuo simile, è un'esperienza così potente e determinante che la capacità di esserle indifferenti misura la capacità di separarsi dal qui ed ora, astrarsi, filtrarlo. Che non è una cattiva cosa in assoluto, probabilmente non avremmo la forza per vivere immediatamente tutte le esperienze, e specialmente questa - basta saperlo, però.

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  5. “Ci sono cose che noi esseri umani siamo capaci di fare soltanto perché sappiamo separare noi stessi da quel che stiamo facendo.”
    “…la stupefacente sensazione di potersi separare da se stessi…”

    O non sappiamo collegare quello che stiamo facendo con quello che siamo, non sappiamo vedere in un altro uomo noi stessi, non ci mettiamo nei suoi panni…o perché non lo sappiamo fare o perché non ci importa di farlo. Fatto sta che il nostro essere uomini, la parte più profonda, resta lontana da noi, noi coscienti, vivi, uomini che vedono e fanno. ???
    Essere banalmente superficiali. Quel che dici tu però (se ben capisco) è più profondo: non il non riuscire a capire, ma l’essere capaci di rendersi immuni, di auto-assolversi, del credersi buoni, come dici tu, del riuscire ad operare una separazione.

    “Non separarsi da se stessi, vedere e sentire, essere consapevoli, ha delle conseguenze. Non è questione di altruismo, o di misericordia, e neppure di amore: semplicemente, quando non cancelli le cose che vedi, e non ti separi da quello che fai, certe cose non puoi né farle né sopportarle.”

    "...è un'esperienza così potente e determinante che la capacità di esserle indifferenti misura la capacità di separarsi dal qui ed ora..."
    Simona, se potessi averti, come mia coscienza personale …. :-))
    Angelo

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