martedì 13 ottobre 2009

temperamenti

L'adagio è stato fatale: note ribattute che creavano una sospensione, come un piccolo tuffo al cuore, e subito si scioglievano in una dolcezza mai troppo sicura - Mozart, insomma ...
Beh, tutto il resto si poteva ancora reggere, ma lì mia figlia ha cominciato a mimare silenziosissimamente (ero stata tassativa sul silenzio) i gesti del suicidio: mi impicco tenendomi la corda da sola, mi sparo, mi si scioglie la faccia ...
A parte che non aveva bisogno di mimare il suicidio, l'aviss'accisa io stessa, ho pensato: questione di temperamenti. Per me l'adagio è sempre stato il tempo giusto, gli altri movimenti si vabbé, ma l'adagio è pura bellezza universale, di quella che deve da sé imporsi a tutti come l'Uno, il Vero, il Bene.
Questo ha degli inconvenienti: avevo tredici anni, mio babbo doveva fare una trasmissione a radio Alice sul 7 aprile e sull'offensiva di arresti e di terrore che era calata sui compagni, mi chiese di scegliere i brani per gli stacchi musicali (pure lui: ma lo sapeva, con chi aveva a che fare!), e io non ebbi dubbio alcuno: un capolavoro assoluto, Beethoven, settima sinfonia, l'adagio.
Un capolavoro assoluto, non c'è che dire. Gli astanti cominciarono a impiccarsi tenendo la corda da soli, spararsi, sciogliersi la faccia. A mio padre peggiorò la depressione, che già non era molto allegro. A me vennero i primissimi dubbi se l'Uno, il Vero e il Bello siano poi tanto uni, e mi dissi che dovevo studiare il rock and roll (pensai proprio così: studiare, mammamia se ero secchiona!).

3 commenti:

  1. Beethoven è sempre il bene.. ma Elvis non è da scartare sai?

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  2. Elvis ... quello vestito di bianco con la chitarra? ...

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  3. Certo, la musica giusta mentre si arrostivano magari le salsicce, alla festa coi compagni :D
    Però, magari, in un altro contesto, la scelta vincente ...

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