giovedì 8 ottobre 2009

daimon

mi dici che svegliarsi a metà della notte è un sintomo di depressione - beh, sì, è possibile, magari anche probabile.
Ma per me la notte è anche e soprattutto l'unico tempo veramente mio, non rubato al lavoro o alle persone che mi circondano - la mia notte è un surrogato di "una stanza tutta per sé".
Così, svegliarmi è quasi un appuntamento, è quello che devo fare, e va bene così.
Il che non toglie che io abbia talvolta momenti di oscurità totale, o momenti in cui la fatica mi sembra superiore alle mie forze. Ma quello che devo fare comporta errori, fatica, dolore e anche disperazione, e va bene così.

Ecco, la cosa veramente strana in tutto ciò non è la fatica, e neanche la confusione: è il senso di "e va bene così", questa certezza assoluta che ci sia un "quello che devo fare", del quale fa parte anche alzarmi a metà della notte.

Questa certezza assoluta che ha la priorità su ogni altra cosa, e che mi indirizza con forza irresistibile, mi obbliga a certe cose, costi quel che costi, mi rende del tutto indifferente ad altre a cui in teoria dovrei dare importanza, e mi allontana con certezza da altre ancora, senza che io veda una ragione precisa di questa lontananza se non che "non è quello".

Poi, ognuno si fa le sue illusioni come gli pare: io mi sono fatta questa.

1 commento:

  1. forse la notte, non è la notte dei problemi che sopiscono la mente durante il giorno, ma forse è proprio il desiderio di staccare la spina e ritrovarsi nel proprio mondo a sognare..

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