domenica 21 novembre 2010

Caritas

Io amo, appassionatamente e fedelmente, una dozzina forse di persone. Queste persone sono il mio Heimat, il posto dove mi sento a casa, la mia Gerusalemme, e ci sono moltissime cose che farei senza esitazione per loro. E non credo che ci sia nulla di bello o di giusto in tutto questo.

Il "noi" non è una cosa buona, né bella, né giusta. Semplicemente, "è", esattamente come l'amore: è una forza autonoma, diversa, con leggi proprie. Non fonda una morale e non è giustificato da essa, non le è contro né a favore.
Il "noi" non è una cosa buona, né bella, né giusta: è un egoismo allargato (di poco) e potenzialmente feroce verso chi non ne fa parte - feroce attivamente, o per semplice omissione, così come è feroce verso le vedove, gli orfani, i solitari l'etica cattolica della famiglia.

Se non credessimo alla bontà, bellezza e giustizia di questo "noi", e non ci facessimo un dovere di estenderlo a tutta l'umanità, se non ci credessimo obbligati dal comandamento dell'amore del prossimo, se non dessimo questo nome incompossibile a un dovere, per poi vergognarci in segreto che quello che proviamo non sia amore vero, forse potremmo cominciare ad essere giusti. Forse potremmo cominciare a non amare gli altri, ma a guardare negli altri quel che possono essere, fare, divenire, e non lo specchio infelice della nostra colpa. Forse cominceremmo ad amarli sul serio.

10 commenti:

  1. L'amore non può fondarsi su qualcosa di diverso dalla virtu'! Non deve, perchè poi altrimenti sarà li il paradosso a tormentarmi, come uno scorpione nel mio cervello!

    A te che amo chiedo di conoscermi: di conoscere quello cui non voglio mancare, ovvero proprio la giustizia.
    Se non sarò giusto, non lo sarò neppure con 'noi'.
    E' uno sforzo sovrumano, e io ho risolto tutto nel modo più facile: non avendo nessuno: nè famiglia nè amici fanno parte davvero del mio mondo, dove se devo essere vile, almeno lo sono senza scuse e posso maledire me solo.

    Questo tuo scritto è sottile come la lama di un rasoio.

    A presto!

    Gio

    RispondiElimina
  2. in questo caso non c'entrano le lame, gio.

    ipazia cara, "una dozzina di persone" sono un vero patrimonio.

    RispondiElimina
  3. "...
    se non ci credessimo obbligati dal comandamento dell'amore del prossimo, se non dessimo questo nome incompossibile a un dovere, per poi vergognarci in segreto che quello che proviamo non sia amore vero, forse potremmo cominciare ad essere giusti. Forse potremmo cominciare a non amare gli altri, ma a guardare negli altri quel che possono essere, fare, divenire, e non lo specchio infelice della nostra colpa. Forse cominceremmo ad amarli sul serio.
    ..."

    Quello che, in effetti, penso attiri degli altri è proprio la curiosità che suscitano, "quel che possono essere, fare, divenire", l'amore cristiano è solo dei "cristiani".

    Trovo molto interessante quando dici

    "...Il "noi" non è una cosa buona, né bella, né giusta: è un egoismo allargato (di poco) e potenzialmente feroce verso chi non ne fa parte - feroce attivamente, o per semplice omissione ...
    "

    cioè può essere un'arma di difesa il "noi", come logica di branco. io ne faccio parte e mi sento più forte di te che ne sei fuori, e mi sento minacciato dal tuo voler entrare. proporzionalmente alla nostra mancanza di giustizia, di equilibrio, di ampiezza di vedute, al nostro egoismo ... più sono limitato, più sono egoista e più sarò restio ad accettare nel mio gruppo l'estraneo? che detta così come la dico io sembra banale: la trovo fantastica. (banale perchè che l'egoismo sia inversamente proporzionale alla solidarietà sembra ovvio)

    aspirare alla giustizia e non alla bontà.
    però, quando comunemente si dice "quello è un buono", escluso sempre il dovere cristiano (insostenibile come dici) alla carità, e tolto il senso di colpa, cioè escluse queste cose, quando si dice quella frase di uno, non si intende proprio un senso di giustizia che ha in più, un minore egoismo? nella realtà chi è buono per dovere? chi è buono "per gentile concessione"? quando uno è comprensivo non lo è forse proprio perchè riconosce un'ingiustizia?

    nota molto interessante. ciao ipazia.
    Angelo

    RispondiElimina
  4. perchè qualche volta non fai una nota sulla volgarità, quella vera per intenderci. siamo complessivamente una società di frustrati e di avidi, però credo che tu riusciresti ad analizzare la cosa in modo più ampio di quanto riesca a fare io (non è che c'entra anche lì il senso di colpa? :)). quella nota sulla gentilezza di benjamin mi piacque proprio perchè la trovai adatta anche a tale questione. ciaooo

    RispondiElimina
  5. Mod, donna che hai intelletto d'amore, hai ragione: sono una donna fortunata.

    Gio, l'amore può essere desiderio di generare nel bello, il dibbuk di ciò che avrebbe potuto essere e vuole venire alla luce, o più felicemente una potenza di esistere che vuole realizzarsi; può essere un tendere a ciò che è buono, vero e bello, una felicità che ha l'idea di una causa esterna; può essere un traboccare di vita e di pienezza che ha bisogno di uscire e legarsi a un altro essere, o il principio di vita che muove il cielo e l'altre stelle (e sto dicendo, con molti nomi diversi, la stessa cosa) ... ma non è in nessun caso qualcosa che si fonda sulla virtù o ne è condizionato. L'amore non si merita, ed essere amati è inspiegabile e incomprensibile e deve esserlo: è un dato di fatto che si accetta con gratitudine, non un premio.
    L'amore non si fonda sulla virtù, casomai la cerca (ma non è detto: "movesi l'amante per la cosa amata, (...) se la cosa è vile, l'amante si fa vile).

    Angelo, non stavo opponendo la bontà alla giustizia, anzi, delle due stavo dicendo che è l'amore che ha poco a che fare con la bontà, al contrario della giustizia, e che a chiedere all'amore quello che non può e non deve dare si generano delle mostruosità.

    Sulla volgarità, non saprei cosa scrivere: è una forma di povertà dell'anima, io cerco di guardarmi dalle sue conseguenze, se posso (avendo un presidente del c. povero e malato, che un sistema malato ha reso possibile, non posso granché), ma essendo io stessa povera e ricca, banale e originale, non ho alcuna vocazione a stigmatizzarla.

    RispondiElimina
  6. Mi dai molto di cui pensare, grazie :-)

    RispondiElimina
  7. da grande farò il vecchio saggio, appena risolvo 'sto problema della barba che non vuole crescermi!
    http://www.youtube.com/watch?v=-txsYsXd1hI

    RispondiElimina
  8. Il problema è che io dentro non riesco proprio a mettere a tacere quella voce, quella della 'virtu'': e bada che non c'è nessuna presunzione in questa mia affermazione.
    Non ho mai dovuto, nella vita, affrontare problemi in cui fosse davvero difficile distinguere il giusto dall'iniquo: ho avuto dunque a che fare solo con situazioni semplici da questo punto di vista.
    Ma anche quando parte in gioco, e in torto perfino, non sono riuscito a farmi prendere completamente dalla 'foga', e darmi, e prendermi quindi ragione perchè le circostanze, la mia stessa sopravvivenza, lo 'giustificavano' (verbo quantomai inopportuno in questa circostanza), almeno in parte.
    Quella 'giustizia' facile, quella di cui dicevo sopra, e che uno qualsiasi non fa fatica ad identificare quando si tratta di una relazione che conivolge degli anonimi X, Y e Z, per me è evidente anche quando io sono uno di X, Y e Z.
    E' terribile.
    E adesso metto a fianco questa mia attitudine, nata chissà come, e l'amore.
    Ed ho davvero di che pensare :-)
    Grazie futura vecchio saggio Ipazia.
    Anche da giovine non sei male ;-)
    (scusa se ho scritto in modo approssimativo ma tante ora al PC confondono la mia vista e non solo).

    RispondiElimina
  9. Ma è questo il punto! Ci insegnano, o impariamo, che per essere amati dobbiamo essere buoni, e questo è completamente falso, perché le due cose, semplicemente, non hanno alcun rapporto.
    E così, ce ne andiamo tutta la vita recriminando, perché nonostante il fatto che siamo effettivamente buoni, che abbiamo ragione, che abbiamo rispettato tutte le regole ... strano! Non siamo amati, o non ci sentiamo amati abbastanza, o non per quello che abbiamo fatto e perché siamo buoni.
    La bontà, la giustizia, il dovere di soccorrerci l'un l'altro sono cose fondamentali, ma confonderle con l'amore rende impuro sia il dovere che l'amore.

    RispondiElimina
  10. amour: 'il n'a jamais, jamais connu de loi'
    (Dalla Carmen).
    Grazie

    RispondiElimina