domenica 8 agosto 2010

rivoluzione

scherzavo. Seriamente, penso che l’esodo sia una bella tentazione, ma hic Rodhus, hic salta: la rivoluzione non si fa da soli, e non si fa nei boschi, e cappuccetto rosso … non era quella che si è fatta fregare dal lupo? Dobbiamo fare i conti con il fatto che il partito operaio oggi è la lega, e che le uniche forme di coagulazione politica emergenti sono quelle basate sull’identificazione di un “noi”, di un gruppo da difendere anche a prezzo del massacro di tutti gli altri. O troviamo il modo di stabilire che “tutti, o nessuno”, oppure, cari compagni, la rivoluzione ce la scordiamo: al massimo possiamo fare la valle degli elfi.

3 commenti:

  1. Ma sei proprio, proprio convinta, che "il partito operaio" sia "la lega"? Forse lo è come a suo tempo, ed in altro contesto lo fu la NSDAP.... Un partito corporativo e padronale con iniziali forti venature populiste, anche se quelli tra di loro un po' troppo populisti furono presto emarginati o addirittura soppressi, così, alla spiccia. Quanto al "o tutti o nessuno" concordo pienamente con te. E abbiti un abbraccio!

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  2. Sì, sono convinta: il partito che raccoglie il rancore di quelli che lavorano, e sperimentano sulla propria pelle che il diritto a una vita decente non è dato dal lavoro ma dalla rendita, dai diritti acquisiti, dalle conoscenze personali (quindi dalla classe o famiglia a cui appartieni o dal padrino che ti sei trovato).

    Lo raccoglie, e lo indirizza efficacemente:
    - verso gli immigrati, che sono concorrenza perché sono disposti a vendere il proprio lavoro a un prezzo e a condizioni inaccettabili (e lo sono anche grazie alla legislazione Turco-Napolitano-Bossi-Fini che gli mette una pistola alla tempia;
    - verso i garantiti, che godono di diritti del tutto normali (a un minimo di reddito in caso di disoccupazione, a non lavorare se ci si ammala, ad accudire i neonati, a un tetto sulla testa, alla pensione e all'assistenza da vecchi) che però diventano inaccettabile privilegio quando non sono di tutti;
    - verso il sud, che è un utile capro espiatorio da buttare a mare.

    E raccogliendo e indirizzando questo rancore crea un "noi". Certo, un "noi" del tutto immaginario, una solidarietà criminale da olindo e rosa, da ognuno per sé e dio contro tutti, e soprattutto un utile strumento proprio per rafforzare la condizione di rabbiosa impotenza da cui nasce. Ma lo crea.

    E' per questo che dico: se non riusciamo ad affermare un altro "noi" uguale per tutti - dei diritti che non cambiano con il tuo inquadramento lavorativo garantito o precario, o con la "famiglia" a cui sei legato, o con il gruppo etnico o regionale a cui appartieni - se non riusciamo ad affermare questo, siamo semplicemente finiti, il NSDAP ha vinto.

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  3. Rivoluzione? De che?

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