venerdì 21 agosto 2009

Il capitalismo preso sul serio

Leggo, segnalato da un amico, un testo sulla pratica del digiuno "per lottare contro l’incorporazione della nutrizione nel modello dell’industria capitalistica" (da www.altraofficina.it), talmente sbagliato, da qualunque parte lo si rigiri, che credo sia bene pubblicare un piccolo promemoria sul capitalismo(e invitare amici e compagni a dare un'occhiata ai testi di Amartya Sen e Vandana Shiva, se non proprio di babbo Marx).
Profondamente sbagliato, perché il capitalismo non è pletora, sovrabbondanza, eccesso di consumi - andiamolo a raccontare ai miliardi di affamati che il capitalismo produce, che quel che non ce ne piace è l'eccesso.
Proprio al contrario, il capitalismo è depauperamento, espropriazione, trasformazione di ciò che serve per vivere in merce, del valore d'uso in valore di scambio, ed è per questo che produce la fame: la fame, per chi non può comprare in una parte del mondo, lo junk food e il fast food per chi non può comprare nell'altra parte del mondo (per chi non ha le risorse economiche, il tempo, la cultura, le forze per scegliere cibi sani e politicamente corretti).
E' la favola degli OGM: se davvero gli OGM potessero abolire la fame nel mondo, sarebbe vergognoso che noi protestassimo perché agli affamati viene dato cibo scadente. Ma gli OGM producono fame: producono espropriazione dei piccoli agricoltori, generano affamati che non possono produrre il proprio cibo (valore d'uso) e sono costretti a comprarlo (valore di scambio).
Allora, che significa che io, ben nutrito con cibi ecologici e ricercati, scelga di digiunare per non scordarmi la fame nel mondo, oltre a essere una sprezzatura nei confronti di chi digiuna non per sua scelta? Io posso permettermi la ricerca di un migliore equilibrio con il pianeta, perciò rinuncio alla carne anzi digiuno; e quindi? affamati, rinunciate all'eccesso che il capitalismo vi propone? non cedete alle sue lusinghe quando vi offre un piatto di riso non biologico?
Ma per favore!
Ripeto: il capitalismo non è eccesso, è espropriazione. Non produce squilibrio nel pianeta perché produce troppo, ma perché produce solo merci, senza alcuna relazione con l'utilità o la necessità di quel che è prodotto, e soprattutto compratori: gente che per vivere è obbligata a comprare tutto quel che gli serve, anche l'acqua (che un tempo era precisamente il miglior esempio di altissimo valore d'uso del tutto privo di valore di scambio). Il capitalismo è "pace a tutta la terra, e a chi non compra guerra".
Se lo combattiamo, è perché combattiamo il depauperamento, l'espropriazione del controllo sulle nostre vite e sui mezzi della loro riproduzione, dal cibo alla sessualità, e questa lotta, non per commiserazione ma per nostra necessità, la possiamo condurre soltanto insieme al resto del genere umano.

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