giovedì 7 maggio 2009

Parole chiave: Potere

L'istante del sopravvivere è l'istante della potenza. Il terrore suscitato dalla vista di un morto si risolve poi in soddisfazione, poiché chi guarda non è lui stesso il morto. Il morto giace, il sopravvissuto gli sta ritto innanzi, quasi si fosse combattuta una battaglia e il morto fosse stato ucciso dal sopravvissuto. Nell'atto di sopravvivere, l'uno è nemico dell'altro; e ogni dolore è poca cosa se lo si confronta con questo elementare trionfo. E' importante però che il sopravvissuto da solo stia di fronte a un morto o a più morti. Egli si vede solo, si sente solo; quando si parla della potenza che gli consente tale istante, non bisogna dimenticare che quella potenza procede dalla sua unicità e solo da essa.
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Questo fatto è così orribile e nudo che lo si vela con ogni mezzo. Che ci si vergogni di esso oppure no, è determinante per la valutazione dell'uomo. Ma ciò non muta nulla quanto al fatto in sé. La situazione del sopravvivere è la situazione centrale del potere. (...). E' come se le vittorie entrassero nel corpo del vincitore e vi rimanessero a sua disposizione. (...)
Il senso di felicità del sopravvivere concreto è infatti un piacere intensivo. Una volta subentrato e approvato, esso esigerà la sua ripetizione e crescerà rapidamente fino a divenire una passione insaziabile. Chi ne è invasato si approprierà delle forme di vita sociale intorno a lui, in modo che servano a soddisfare questa passione.
La passione è quella del potere.
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La paranoia è, nel significato letterale della parola, una malattia di potere. Un esame di tale malattia in tutte le varie direzioni permette di formulare conclusioni sulla natura del potere che in nessun altro modo si potrebbero ottenere con pari completezza e chiarezza. Non bisogna lasciarsi ingannare dal fatto che, in un caso come quello di Schreber, il malato non abbia mai raggiunto in realtà la posizione mostruosa per la quale si struggeva. Altri l'hanno raggiunta (...). In questa come in ogni altra situazione, il successo dipende esclusivamente dalle circostanze casuali. La loro ricostruzione, con l'illusione che vi si manifestino leggi determinate, si chiama storia.

(Elias Canetti, "Il sopravvissuto", da: "Massa e potere", Adelphi 1981, p. 273 ss."Potere e sopravvivenza", in "Potere e sopravvivenza", Adelphi 1974, pp.14 ss. e p.21; "Il caso Schreber, prima parte", da: "Massa e potere", Adelphi 1981, p. 544).

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