martedì 30 marzo 2010

due considerazioni elettorali

1. non ha vinto berlusconi, ha vinto la lega.
Da cui deriva:
a) il fastidio per B si può esprimere anche votando lega, per favore basta gongolare perché il re è nudo e lo dicono tutti.
b) B passa, la lega resta: se B non scoppia, o non lo fanno fuori perché è scoppiato (come mi sembra stiano cercando di fare), prima o poi muore di vecchiaia. Ma la lega esprime allo stesso tempo dissenso, legami di fiducia e legami comunitari (NON sto dicendo che sia vero dissenso o che i leghisti siano degni di fiducia, sto parlando del sentire che la lega rappresenta, come un disegno rappresenta un oggetto): non ce la leveremo dai piedi altrettanto facilmente.

2. il qui ed ora è che le regioni sono quasi importanti quanto il governo nazionale, e che il nostro sistema elettorale assegna il diritto di governare a chi ha avuto più voti, e se ne frega di "segnali", astensioni e partitielli, perché l'unica cosa che conta davvero, nella struttura istituzionale costruita a partire dagli anni '90, è il governo (il presidente del consiglio, o la regione, o il sindaco) il resto son chiacchiere. In questo sistema l'opposizione non si fa in parlamento o nei consigli, che non contano niente. In QUESTO sistema elettorale e istituzionale, quel che conta qui e ora è chi governa e chi no, dunque l'aut aut fra i candidati che possono arrivare a vincere oppure no. Quindi, è certo che ci sono non soltanto forti complicità da parte del pd (ma anche di rifonda), ma una precisa volontà "bipartisan" nella costruzione di questo sistema elettorale e istituzionale, ma questo è. Le regole non le abbiamo scritte noi, e ci fanno pure schifo, ma le regole son queste, e sono efficaci. E all'interno di queste regole, lasciamo perdere le recriminazioni sui morti, e lasciamo anche perdere tutto il male che pensiamo del PD: il fatto che sia morto anche lui, anzi sia nato morto, consegna il governo agli altri, che ci piaccia o no.

5 commenti:

  1. Cara Ipazia,
    ciò che scrivi, e condivido (in particolare a propos della Lega) mi richiama alla mente un interessante numero di Limes di alcuno mesi addietro nel quale si analizzava acutamente l'humus leghista. Non ce la leveremo dai piedi, no, perché l'affermarsi della Lega è una manifestazione del ridisegnarsi dei confini e del redistribuirsi dei pesi nel centro Europa. Punta un compasso su Monaco di Baviera e traccia un cerchio con raggio, grosso modo, Bologna. Quella è l'area con il maggior PIL in Europa e, non a caso, è l'area con la maggior espansione di partiti "leghisti"

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  2. sì, ma non è solo questione di PIL: c'è una componente di solidarietà sociale - ristretta ai membri di "quella" società - che non va sottovalutata.
    E c'è la delusione dei non garantiti per un sistema di diritti che non li copre - parlo dei lavoratori precari, ma non solo, anche dei professionisti o anche dei piccoli imprenditori per i quali, per esempio, il sistema sanitario pubblico non è semplicemente tarato, o le garanzie connesse alla maternità non si applicano ...

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  3. ipazia, lo sapevo che un giorno mi sarrebbe tornato utile leggerti: finalmente mi è chiara la facenda! hai spiegato bene a una come me che "viene da fuori". anche se....forse una madre-di-tutte-le-spiegazioni non c'è. sei d'accordo?

    love, mod

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  4. scusa mod, non sono riuscita a risponderti perché in questi giorni dieci minuti per scrivere e pensare pare non si trovino (e poi, ho gongolato due giorni per le tue parole, ché non sei una che fa sconti: ma se poi ora scrivo delle stupidaggini? :D ).
    Telegraficamente, perché è il massimo che posso fare: una madre di tutte le spiegazioni è talmente impegnativo che non saprei dire neanche se c'è o no. Però mi sembra che il comunitarismo sia una buona chiave di lettura, almeno per il nord - il c. era una teoria politica di moda in the usa negli anni '80, che proponeva di legare i diritti e i doveri alla comunità (etnica) di appartenenza degli individui. E che perduta, o screditata, o non più sostenuta una fondamentale uguaglianza, se i diritti e la solidarietà si basano sull'appartenenza è logico che tutti si affannino a dire: "io appartengo", io ho diritti (ed eventualmente doveri) in quanto sono (bresciano, veneto, membro della comunità di piripillo di sotto, italiano ...), ed è anche logico che il principio di esclusione diventi fondamentale: io sono, perché quello là non è. Insomma, l'essenziale diventa dove e come stabilisci il confine della solidarietà e dell'inclusione /esclusione.

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  5. Da sinistra, allora, direi che al di sotto dell'impresentabilità degli eventuali rappresentanti, sta il problema di fondo che i diritti e l'uguaglianza sono una cosa estremamente seria, e vanno presi sul serio, e devono essere ed essere difesi come diritti di tutti o di nessuno, e questo non è stato fatto, o non è stato fatto con abbastanza forza e serietà

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