Monday, 9 August 2021

La Santa Scienza

Variante Delta: "i dati mostrano come le persone completamente vaccinate possono trasmetterla così come le persone non vaccinate" https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2021/07/29/fauci-i-vaccinati-possono-contrarre-la-delta-e-contagiare_ec28827a-4660-4d1b-829f-538db9dada74.html

E' la notizia su cui cassandreggiavo da un po', e precisamente da quando l'avevo letta alla fonte, il rapporto mensile del CDC, il 30 luglio.
Il problema è: come si fa a credere a uno che il martedì ti dice "no, i vaccinati non possono contagiare gli altri" (Scientific American, 27 luglio) e il venerdì ti dice "sì, i vaccinati possono contagiare gli altri" (CDC 30 luglio)? Come si fa a credere alla scienza?
Il problema, vero, in realtà, è che invochiamo Santa Scienza e Santo Articolo Scientifico, e ci impegnamo a diffondere e difendere la verità scientifica, ma non siamo preparati a quel che la scienza è davvero: verità provvisorie che possono e devono essere contraddette dalle ultime scoperte, il che avviene particolarmente spesso quando ci si trova di fronte a una cosa nuova come il Covid. Per la scienza, quella vera e non santa, dire una cosa il 27 luglio, e contraddirla il 30 luglio è giusto e doveroso, se fra il 27 e il 30 escono fuori nuove evidenze che falsificano quel che si credeva tre giorni prima.
Questa realtà della scienza ci sconvolge, e ci sconvolge tanto di più perché proprio di fronte alla pandemia, in una situazione di paura e incertezza in cui abbiamo più che mai bisogno di sapere e di poter contare su quel che sappiamo, la scienza ci "tradisce" dandoci più che mai verità provvisorie che vengono contraddette nel giro di tre giorni, e inondandoci di migliaia e migliaia di Articoli Scientifici che dicono tutto e il contrario di tutto - come è perfettamente normale nella ricerca, in particolare di fronte a un virus nuovo e a vaccini nuovi.
A questo fatto sconvolgente noi reagiamo aut difendendo ferocemente (e tanto più ferocemente quanto più siamo spaventati) la verità incontestabile dell'ultimo Articolo Scientifico che abbiamo letto, aut, al contrario negando assolutamente la verità delle affermazioni scientifiche: sbagliamo in tutti e due i casi.
Sbagliamo anche quando cerchiamo di rimediare alla sfiducia di coloro che non credono (più) alle verità scientifiche trattandoli da male informati o cercando di diffondere informazioni "vere", perché ci mettiamo sullo stesso piano: la difesa in bianco e nero di verità che scientifiche non sono, non per mancanza di serietà dei ricercatori, ma per il modo in cui le trattiamo, perché una verità che non può essere contraddetta e falsificata non è scientifica,
Che fare, allora?
Come ho detto sopra, temo che diffondere informazioni corrette non sia una soluzione, se non si affrontano alla radice le cause del rigetto fideistico e dell'adesione fideistica a "verità" fra le quali la gente non è in grado di orientarsi.
Forse, una possibile, parziale soluzione può essere quella di "insegnare a pescare": insegnare, al livello più basico e accessibile, di cosa parliamo quando parliamo di verità scientifica, in che senso ed entro quali limiti possiamo dire che una conoscenza è vera, come navigare (se necessario) nell'oceano delle pubblicazioni scientifiche, a chi fare riferimento per risparmiarsi di navigare (gerarchia delle fonti), e come interpretare quello che dice.

Tuesday, 27 July 2021

About the Green Pass decree in Italy: Massimo Cacciari and Giorgio Agamben (english translation)

About the green pass decree

Discrimination against a category of people, who automatically become second-class citizens, is in itself a very serious matter, the consequences of which can be dramatic for democratic life. It is being dealt with, with the so-called green pass, with unconscious levity. Every despotic regime has always operated through practices of discrimination, which may have been moderate at first but then became widespread. It is no coincidence that in China they say they want to continue with tracking and monitoring even after the pandemic is over. And it is worth remembering the 'internal passport' that citizens of the Soviet Union had to show to the authorities for every trip. When a politician goes so far as to address those who do not vaccinate using a fascist jargon as "we will purge them with the green pass" is really to be feared to be already beyond any constitutional guarantee.

Woe if the vaccine turns into a kind of religious-political symbol. This would not only represent an intolerable anti-democratic drift, but would also run counter to scientific evidence itself. Nobody is inviting people not to vaccinate! It is one thing to argue that the vaccine is useful, but it is quite another to ignore the fact that we are still in a phase of 'mass experimentation' and that the scientific debate on many fundamental aspects of the problem is completely open. The Official Journal of the European Parliament of 15 June clearly states that 'direct or indirect discrimination against people who are not vaccinated, including those who have chosen not to be vaccinated, must be avoided'. And how could it be otherwise? The vaccinated can not only infect, but can still get sick: in England, out of 117 new deaths, 50 had received the double dose. In Israel, it is estimated that the vaccine covers 64% of those who have received it. The pharmaceutical companies themselves have officially stated that it is not possible to predict the long-term damage of the vaccine, as they have not had time to carry out all the genotoxicity and carcinogenicity tests. "Nature" has calculated that it will still be physiological that 15% of the population will not take the vaccine. So how long are we going to have to stick with the pass?

Everyone is threatened by discriminatory practices. Paradoxically, those 'enabled' by the green pass are more so than the non-vaccinated (whom regime propaganda would like to pass off as 'enemies of science' and perhaps proponents of magical practices), since all their movements would be controlled and it would never be possible to find out how and by whom. The need to discriminate is as old as society, and was certainly already present in ours, but to make it law today is something that the democratic conscience cannot accept and against which it must immediately react.

Translated from https://www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/massimo-cacciari-giorgio-agamben-a-proposito-del-decreto-sul-green-pass.html

Friday, 5 July 2019

La tirannia dell'assenza di struttura

LA TIRANNIA DELL'ASSENZA DI STRUTTURA
da Jo Freeman aka Joreen

Durante gli anni in cui il movimento di liberazione delle donne stava prendendo forma, una grande enfasi veniva posta su quelli che chiamavamo gruppi senza leader e senza struttura come la principale -se non unica -  forma organizzativa del movimento. La fonte di questa idea era una reazione naturale contro la società iper-strutturata in cui la maggior parte di noi si trovava, e l'inevitabile controllo che questo ha dato agli altri sulle nostre vite, e anche contro l'elitarismo ancora forte nella sinistra e nei gruppi di sinistra che teoricamente dovevano combattere questa iper-strutturazione.
L'idea di "assenza di struttura", tuttavia, è passata da un sano contrasto a quelle tendenze a diventare una divinità a sé stante. L'idea è tanto poco esaminata quanto il termine è molto usato, ma è diventata parte intrinseca e indiscussa dell'ideologia del movimento di liberazione delle donne. Per lo sviluppo iniziale del movimento questo non ha avuto molta importanza:  all'inizio, esso ha definito il suo obiettivo principale, e il suo metodo principale, come la sensibilizzazione, e il gruppo rap "senza struttura" è stato un mezzo eccellente a questo scopo. L'allentamento e l'informalità di esso ha incoraggiato la partecipazione alla discussione, e la sua atmosfera spesso di sostegno ha suscitato l'intuizione personale. Se da questi gruppi non è mai emerso niente di più concreto dell'intuizione personale, ciò non ha avuto molta importanza, perché il loro scopo non si estendeva realmente al di là di questo.



I problemi di base non sono apparsi fino a quando i singoli gruppi rap hanno esaurito le virtù della sensibilizzazione e hanno deciso di fare qualcosa di più specifico. A questo punto di solito affondarono perché la maggior parte dei gruppi non erano disposti a cambiare la loro struttura quando cambiarono i loro compiti. Le donne avevano accettato completamente l'idea di "assenza di struttura" senza rendersi conto dei limiti dei suoi usi. La gente cercava di usare il gruppo "senza struttura" e la conferenza informale per scopi per i quali non erano adatti a causa della cieca convinzione che nessun altro mezzo poteva essere altro che oppressivo.
Se il movimento deve crescere al di là di questi stadi elementari di sviluppo, dovrà disabusarsi di alcuni dei suoi pregiudizi sull'organizzazione e la struttura. Non c'è niente di intrinsecamente cattivo in entrambi. Possono essere e spesso sono usati in modo improprio, ma rifiutarli a priori perché sono usati in modo improprio significa negare a noi stessi gli strumenti necessari per un ulteriore sviluppo. Dobbiamo capire perché l'"assenza di struttura" non funziona.

STRUTTURE FORMALI E INFORMALI

Contrariamente a quanto vorremmo credere, non esiste un gruppo senza struttura. Qualsiasi gruppo di persone, di qualsiasi natura, che si riunisce per un periodo di tempo e per qualsiasi scopo, si struttura inevitabilmente in qualche modo. La struttura può essere flessibile; può variare nel tempo; può distribuire in modo uniforme o non uniforme compiti, potere e risorse tra i membri del gruppo. Ma si formerà indipendentemente dalle capacità, personalità o intenzioni delle persone coinvolte. Il fatto stesso che siamo individui, con talenti, predisposizioni e background diversi, lo rende inevitabile. Solo se ci rifiutassimo di relazionarci o interagire su qualsiasi base, potremmo approssimare l'assenza di struttura - e questa non è la natura di un gruppo umano.
Questo significa che lottare per un gruppo senza struttura è tanto utile, e ingannevole, quanto puntare a una notizia "oggettiva", a una scienza sociale "senza valore", o a un'economia "libera". Un gruppo di "laissez faire" è realistico quanto una società "laissez faire"; l'idea diventa una cortina fumogena per i forti o i fortunati che hanno la fortuna di stabilire un'egemonia indiscussa sugli altri. Questa egemonia può essere così facilmente stabilita perché l'idea di "assenza di struttura" non impedisce la formazione di strutture informali, ma solo formali. Allo stesso modo la filosofia del "laissez faire" non ha impedito ai potenti economici di stabilire il controllo sui salari, i prezzi e la distribuzione delle merci; ha solo impedito al governo di farlo. Così l'assenza di struttura diventa un modo di mascherare il potere, e all'interno del movimento delle donne è di solito fortemente sostenuta da coloro che sono più potenti (che siano o meno consapevoli del loro potere). Finché la struttura del gruppo è informale, le regole di come vengono prese le decisioni sono note solo a pochi e la consapevolezza del potere è limitata a coloro che conoscono le regole. Coloro che non conoscono le regole e non sono scelti per l'iniziazione devono rimanere nella confusione, o soffrono di illusioni paranoiche che sta accadendo qualcosa di cui non sono del tutto consapevoli.



Perché tutti abbiano l'opportunità di essere coinvolti in un dato gruppo e di partecipare alle sue attività, la struttura deve essere esplicita, non implicita. Le regole del processo decisionale devono essere aperte e disponibili a tutti, e questo può avvenire solo se formalizzate. Questo non vuol dire che la formalizzazione di una struttura di gruppo distruggerà la struttura informale. Di solito non è così. Ma impedisce alla struttura informale di avere un controllo predominante e mette a disposizione qualche mezzo per attaccarla se le persone coinvolte non sono almeno responsabili dei bisogni del gruppo in generale. La "mancanza di struttura" è impossibile dal punto di vista organizzativo. Non possiamo decidere se avere un gruppo strutturato o senza struttura, solo se avere o meno un gruppo formalmente strutturato. Pertanto la parola non sarà più usata se non per riferirsi all'idea che rappresenta. Non strutturata si riferirà a quei gruppi che non sono stati deliberatamente strutturati in modo particolare. Strutturato si riferisce a quelli che hanno. Un gruppo strutturato ha sempre una struttura formale, e può anche avere una struttura informale, o segreta. E 'questa struttura informale, in particolare nei gruppi non strutturati, che costituisce la base per le élite.

LA NATURA DELL'ELITARISMO

"elettista" è probabilmente la parola più abusata nel movimento di liberazione delle donne. Viene usato frequentemente, e per le stesse ragioni, come "pinko" era usato negli anni Cinquanta. Raramente è usato correttamente. All'interno del movimento si riferisce comunemente agli individui, anche se le caratteristiche personali e le attività di coloro ai quali è diretto possono essere molto diverse: Un individuo, come individuo non può mai essere un elitario, perché l'unica corretta applicazione del termine "élite" è ai gruppi. Qualsiasi individuo, indipendentemente dalla sua notorietà, non può mai essere un'élite.
Correttamente, un'élite si riferisce ad un piccolo gruppo di persone che hanno potere su un gruppo più grande di cui fanno parte, di solito senza responsabilità diretta verso quel gruppo più grande, e spesso senza la loro conoscenza o consenso. Una persona diventa un'elitaria facendo parte di un gruppo così piccolo, o sostenendo la regola da parte di un gruppo così piccolo, sia che l'individuo sia ben noto o meno. La notorietà non è una definizione di elitario. Le élite più insidiose sono di solito gestite da persone non note al grande pubblico. Gli elitari intelligenti sono di solito abbastanza intelligenti da non farsi conoscere; quando si fanno conoscere, sono sorvegliati e la maschera sul loro potere non è più saldamente radicata.
Le élite non sono cospirazioni. Molto raramente un piccolo gruppo di persone si riunisce e cerca deliberatamente di prendere il controllo di un gruppo più grande per i propri fini. Le élite non sono niente di più e niente di meno che gruppi di amici che partecipano alle stesse attività politiche. Probabilmente manterrebbero la loro amicizia, che siano o meno coinvolti in attività politiche; probabilmente sarebbero coinvolti in attività politiche, che mantengano o meno la loro amicizia. E' la coincidenza di questi due fenomeni che crea élite in qualsiasi gruppo e li rende così difficili da spezzare.
Questi gruppi di amicizia funzionano come reti di comunicazione al di fuori di qualsiasi canale regolare di comunicazione che può essere stato creato da un gruppo. Se non ci sono canali, funzionano come le uniche reti di comunicazione. Poiché le persone sono amiche, perché di solito condividono gli stessi valori e orientamenti, perché si parlano socialmente e si consultano quando si devono prendere decisioni comuni, le persone coinvolte in queste reti hanno più potere nel gruppo di quelle che non lo fanno. Ed è un gruppo raro che non stabilisce delle reti informali di comunicazione attraverso gli amici che vi si fanno.
Alcuni gruppi, a seconda delle loro dimensioni, possono avere più di una di queste reti di comunicazione informale. Le reti possono anche sovrapporsi. Quando esiste una sola rete di questo tipo, è l'élite di un gruppo altrimenti non strutturato, che i partecipanti vogliano o meno essere elitari. Se è l'unica rete di questo tipo in un gruppo strutturato può essere o meno un'élite a seconda della sua composizione e della natura della Struttura formale. Se ci sono due o più reti di amici, possono competere per il potere all'interno del gruppo, formando così fazioni, o uno può deliberatamente scegliere di non partecipare alla competizione, lasciando l'altro come élite. In un gruppo strutturato, due o più reti di amicizia di questo tipo di solito competono tra loro per il potere formale. Questa è spesso la situazione più sana, in quanto gli altri membri sono in grado di arbitrare tra i due concorrenti per il potere e quindi di fare richieste a coloro ai quali danno la loro fedeltà temporanea.

La natura inevitabilmente elitaria ed esclusiva delle reti di comunicazione informale delle amiche non è né un nuovo fenomeno caratteristico del movimento delle donne, né un fenomeno nuovo per le donne. Tali relazioni informali hanno escluso per secoli le donne dalla partecipazione a gruppi integrati di cui facevano parte. In qualsiasi professione o organizzazione queste reti hanno creato la mentalità dello "spogliatoio" e i legami di "vecchia scuola" che hanno effettivamente impedito alle donne come gruppo (così come ad alcuni uomini individualmente) di avere pari accesso alle fonti di potere o di ricompensa sociale. Gran parte dell'energia dei movimenti femminili del passato è stata diretta a formalizzare le strutture decisionali e i processi di selezione in modo che l'esclusione delle donne potesse essere affrontata direttamente. Come ben sappiamo, questi sforzi non hanno impedito alle reti informali solo maschili di discriminare le donne, ma lo hanno reso più difficile.
Il fatto che le élite siano informali non significa che siano invisibili. In ogni piccolo gruppo di persone con un occhio acuto e un orecchio acuto può dire chi sta influenzando chi. I membri di un gruppo di amicizia si relazionano più tra di loro che con le altre persone. Ascoltano con più attenzione e interrompono meno; si ripetono i punti dell'altro e cedono in modo amichevole; tendono ad ignorare o a cimentarsi con i "fuori" la cui approvazione non è necessaria per prendere una decisione. Ma è necessario che gli "outs" rimangano in buoni rapporti con gli "ins. Naturalmente le linee non sono così nette come le ho disegnate io. Sono sfumature di interazione, non scritte a tavolino. Ma sono riconoscibili, e hanno il loro effetto. Una volta che si sa con chi è importante controllare prima di prendere una decisione, e la cui approvazione è il timbro dell'accettazione, si sa chi gestisce le cose.
Poiché i gruppi di movimento non hanno preso decisioni concrete su chi deve esercitare il potere al loro interno, in tutto il paese vengono utilizzati molti criteri diversi. La maggior parte dei criteri sono in linea con le tradizionali caratteristiche femminili. Ad esempio, nei primi tempi del movimento, il matrimonio era di solito un prerequisito per la partecipazione all'élite informale. Come le donne sono state tradizionalmente insegnate, le donne sposate si relazionano principalmente l'una con l'altra e considerano le donne sole come troppo minacciose di avere amici intimi. In molte città, questo criterio è stato ulteriormente perfezionato per includere solo le donne sposate con uomini della Nuova Sinistra. Questo standard aveva più della tradizione, tuttavia, perché gli uomini della Nuova Sinistra avevano spesso accesso alle risorse necessarie al movimento - come mailing list, macchine da stampa, contatti e informazioni - e le donne erano abituate a ottenere ciò di cui avevano bisogno attraverso gli uomini piuttosto che in modo indipendente. Come il movimento ha caricato attraverso il tempo, il matrimonio è diventato un criterio meno universale per una partecipazione effettiva, ma tutte le élite informali stabiliscono standard con cui solo le donne che possiedono determinate caratteristiche materiali o personali possono aderire. Essi includono spesso: una formazione di ceto medio (nonostante tutta la retorica relativa alla classe operaia); essere sposate; non essere sposate ma vivere con qualcuno; essere o fingere di essere lesbica; essere di età compresa tra i 20 e i 30 anni; essere istruite all'università o almeno avere una formazione universitaria; essere "alla moda"; non essere troppo "alla moda"; avere una certa linea politica o identificazione come "radicale"; avere figli o almeno apprezzarli; non avere figli; avere certe caratteristiche di personalità "femminile" come l'essere "simpatico"; vestire bene (sia nello stile tradizionale o antitradizionale); ecc. Ci sono anche alcune caratteristiche che quasi sempre etichettano uno come "deviante" a cui non dovrebbe essere imparentato. Tra queste: essere troppo vecchi; lavorare a tempo pieno, soprattutto se si è attivamente impegnati in una "carriera"; non essere "simpatici"; essere dichiaratamente single (cioè, né attivamente eterosessuale né omosessuale).

Si potrebbero includere altri criteri, ma tutti hanno temi comuni. Le caratteristiche necessarie per partecipare alle élite informali del movimento, e quindi per esercitare il potere, riguardano il proprio background, la propria personalità o l'assegnazione del tempo. Non includono la competenza, la dedizione al femminismo, i talenti o il potenziale contributo al movimento. I primi sono i criteri che si usano di solito per determinare i propri amici. I secondi sono ciò che qualsiasi movimento o organizzazione deve usare se sta per essere politicamente efficace.
I criteri di partecipazione possono essere diversi da gruppo a gruppo, ma i mezzi per diventare membri dell'élite informale se si soddisfano questi criteri sono praticamente gli stessi. L'unica differenza principale dipende dal fatto che ci si trovi in un gruppo dall'inizio, o che ci si unisca ad esso dopo che è iniziato. Se coinvolti fin dall'inizio è importante avere il maggior numero possibile di amici personali. Se nessuno conosce molto bene qualcun altro, allora si deve deliberatamente stringere amicizie con un numero selezionato e stabilire i modelli di interazione informale cruciali per la creazione di una struttura informale. Una volta che gli schemi informali sono formati, essi agiscono per mantenersi e una delle tattiche di mantenimento di maggior successo è quella di reclutare continuamente nuove persone che "si adattano". Ci si unisce ad una tale élite allo stesso modo in cui ci si impegna a una sorte. Se uno viene percepito come una potenziale aggiunta, viene "affrettato" dai membri della struttura informale e alla fine abbandonato o iniziato. Se la confraternita non è politicamente abbastanza consapevole da impegnarsi attivamente in questo processo, può essere avviata dall'esterno praticamente allo stesso modo in cui si entra in qualsiasi club privato. Trovare uno sponsor, cioè scegliere qualche membro dell'élite che sembra essere ben rispettato al suo interno, e coltivare attivamente l'amicizia di quella persona. Alla fine, molto probabilmente ti porterà nel circolo ristretto.



Tutte queste procedure richiedono tempo. Quindi, se si lavora a tempo pieno o si ha un impegno maggiore simile, di solito è impossibile unirsi semplicemente perché non ci sono abbastanza ore per andare a tutte le riunioni e coltivare la relazione personale necessaria per avere una voce in capitolo nel processo decisionale. Questo è il motivo per cui le strutture formali del processo decisionale sono un vantaggio per la persona che lavora troppo. Avere un processo decisionale stabilito assicura che tutti possano parteciparvi in una certa misura.
Anche se questa dissezione del processo di formazione delle élite all'interno di piccoli gruppi è stata critica in prospettiva, non è fatta nella convinzione che queste strutture informali sono inevitabilmente cattive - semplicemente inevitabili. Tutti i gruppi creano strutture informali come risultato di modelli di interazione tra i membri del gruppo. Queste strutture informali possono fare cose molto utili, ma solo i gruppi non strutturati sono totalmente governati da loro. Quando le élite informali sono combinate con un mito di "assenza di struttura", non ci può essere alcun tentativo di porre limiti all'uso del potere. Diventa capriccioso.
Questo ha due conseguenze potenzialmente negative di cui dovremmo essere consapevoli. La prima è che la struttura informale del processo decisionale sarà molto simile a una confraternita - una in cui le persone ascoltano gli altri perché gli piacciono e non perché dicono cose significative. Finché il movimento non fa cose significative, questo non ha molta importanza. Ma se il suo sviluppo non deve essere arrestato in questa fase preliminare, dovrà cambiare questa tendenza. Il secondo è che le strutture informali non hanno l'obbligo di essere responsabili nei confronti del gruppo in generale. Il loro potere non è stato conferito loro, non può essere sottratto. La loro influenza non si basa su ciò che fanno per il gruppo; pertanto non possono essere influenzati direttamente dal gruppo. Questo non rende necessariamente le strutture informali irresponsabili. Coloro che si preoccupano di mantenere la loro influenza cercheranno di essere responsabili. Il gruppo non può semplicemente imporre tale responsabilità, ma dipende dagli interessi dell'élite.

LO "STAR" SYSTEM

L'idea di "assenza di struttura" ha creato il sistema "a stella". Viviamo in una società che si aspetta che i gruppi politici prendano decisioni e selezionino le persone per articolare tali decisioni al grande pubblico. La stampa e il pubblico non sanno ascoltare seriamente le singole donne come donne; vogliono sapere come si sente il gruppo. Solo tre tecniche sono mai state sviluppate per stabilire l'opinione di gruppo di massa: il voto o referendum, il questionario per il sondaggio di opinione pubblica e la selezione dei portavoce del gruppo in una riunione appropriata. Il movimento di liberazione delle donne non ha utilizzato nessuno di questi strumenti per comunicare con il pubblico. Né il movimento nel suo complesso, né la maggior parte dei molteplici gruppi al suo interno hanno stabilito uno strumento per spiegare la loro posizione su varie questioni. Ma il pubblico è condizionato a cercare i portavoce.
Pur non avendo scelto consapevolmente dei portavoce, il movimento ha fatto crescere molte donne che hanno attirato l'attenzione dell'opinione pubblica per vari motivi. Queste donne non rappresentano nessun gruppo particolare o opinione consolidata; lo sanno e di solito lo dicono. Ma poiché non ci sono portavoce ufficiali o organi decisionali che la stampa può interrogare quando vuole conoscere la posizione del movimento su un argomento, queste donne sono percepite come portavoce. Così, che lo vogliano o no, che al movimento piaccia o meno, le donne di rilievo pubblico sono messe nel ruolo di portavoce per difetto.
Questa è una delle fonti principali dell'ira che spesso si fa sentire verso le donne che sono etichettate come "stelle". Poiché non sono state selezionate dalle donne del movimento per rappresentare i punti di vista del movimento, vengono risentite quando la stampa presume che parlino per il movimento. Ma fino a quando il movimento non seleziona le proprie portavoce, queste donne saranno collocate in quel ruolo dalla stampa e dal pubblico, indipendentemente dai loro desideri.
Questo ha diverse conseguenze negative sia per il movimento che per le donne etichettate come "stelle". In primo luogo, perché il movimento non li ha messi nel ruolo di portavoce, il movimento non può rimuoverli. La stampa li ha messi lì e solo la stampa può scegliere di non ascoltare. La stampa continuerà a guardare alle "stelle" come portavoce finché non ha alternative ufficiali a cui rivolgersi per le dichiarazioni autorevoli del movimento. Il movimento non ha alcun controllo nella selezione dei suoi rappresentanti presso il pubblico, purché ritenga di non avere rappresentanti. In secondo luogo, le donne messe in questa posizione si ritrovano spesso attaccate ferocemente dalle loro sorelle. Questo non serve a nulla per il movimento ed è dolorosamente distruttivo per le persone coinvolte. Tali attacchi non fanno altro che far sì che la donna lasci il movimento completamente - spesso amaramente alienata - o che cessi di sentirsi responsabile nei confronti delle sue "sorelle". Può mantenere una certa fedeltà al movimento, vagamente definito, ma non è più suscettibile alle pressioni di altre donne. Non ci si può sentire responsabili nei confronti di persone che sono state la fonte di tale dolore senza essere masochiste, e queste donne sono solitamente troppo forti per piegarsi a quel tipo di pressione personale. Così il contraccolpo al sistema "stellare" in effetti incoraggia il tipo stesso di non responsabilità individualistica che il movimento condanna. Epurando una sorella come "stella", il movimento perde il controllo che ha avuto sulla persona che diventa libera di commettere tutti i peccati individualistici di cui è stata accusata.

IMPOTENZA POLITICA

I gruppi non strutturati possono essere molto efficaci nel convincere le donne a parlare della loro vita; non sono molto brave a fare le cose. È quando le persone si stancano del "solo parlare" e vogliono fare qualcosa di più che i gruppi falliscono, a meno che non cambino la natura della loro operazione. Occasionalmente, la struttura informale sviluppata del gruppo coincide con un bisogno disponibile che il gruppo può riempire in modo tale da dare l'impressione che un gruppo non strutturato "funzioni". Ovvero, il gruppo ha fortuitamente sviluppato proprio il tipo di struttura più adatta ad impegnarsi in un particolare progetto.
Mentre lavorare in questo tipo di gruppo è un'esperienza molto inebriante, è anche raro e molto difficile da replicare. Ci sono quasi inevitabilmente quattro condizioni che si trovano in un gruppo di questo tipo;

 1) È orientato ai compiti. La sua funzione è molto stretta e molto specifica, come mettere su una conferenza o un giornale. È il compito che sostanzialmente struttura il gruppo. Il compito determina cosa deve essere fatto e quando deve essere fatto. Fornisce una guida attraverso la quale le persone possono giudicare le loro azioni e fare piani per le attività future.
2) È relativamente piccolo e omogeneo. L'omogeneità è necessaria per assicurare che i partecipanti abbiano un "linguaggio comune" per l'interazione. Persone provenienti da contesti molto diversi possono fornire ricchezza ad un gruppo di sensibilizzazione in cui ognuno può imparare dall'esperienza degli altri, ma una diversità troppo grande tra i membri di un gruppo orientato ai compiti significa solo che si fraintendono continuamente. Persone così diverse interpretano le parole e le azioni in modo diverso. Hanno aspettative diverse sul comportamento dell'altro e valutano i risultati in base a criteri diversi. Se tutti conoscono tutti gli altri abbastanza bene da comprendere le sfumature, queste possono essere adattate. Di solito, portano solo alla confusione e a infinite ore passate a raddrizzare i conflitti che nessuno avrebbe mai pensato che sarebbero sorti.
3) C'è un alto grado di comunicazione. L'informazione deve essere trasmessa a tutti, le opinioni controllate, il lavoro diviso e la partecipazione alle decisioni pertinenti. Questo è possibile solo se il gruppo è piccolo e le persone vivono praticamente insieme per le fasi più cruciali del compito. Inutile dire che il numero di interazioni necessarie per coinvolgere tutti aumenta geometricamente con il numero dei partecipanti. Questo limita inevitabilmente i partecipanti del gruppo a circa cinque, o ne esclude alcuni da alcune delle decisioni. I gruppi di successo possono raggiungere le dimensioni di 10 o 15, ma solo quando sono di fatto composti da diversi sottogruppi più piccoli che eseguono parti specifiche del compito e i cui membri si sovrappongono tra loro in modo che la conoscenza di ciò che i diversi sottogruppi stanno facendo possa essere facilmente trasmessa.
4) C'è un basso grado di specializzazione. Non tutti devono essere in grado di fare tutto, ma tutto deve poter essere fatto da più di una persona. Quindi nessuno è indispensabile. In una certa misura, le persone diventano parti intercambiabili.

 Anche se queste condizioni possono verificarsi in piccoli gruppi, ciò non è possibile in quelli più grandi. Di conseguenza, poiché il movimento più grande nella maggior parte delle città non è strutturato come i singoli gruppi rap, non è troppo più efficace dei gruppi separati in compiti specifici. La struttura informale è raramente abbastanza insieme o in contatto con le persone per essere in grado di operare efficacemente. Così il movimento genera molto movimento e pochi risultati. Purtroppo, le conseguenze di tutto questo movimento non sono così innocue come i risultati e la loro vittima è il movimento stesso.

Alcuni gruppi si sono trasformati in progetti di azione locale se non coinvolgono molte persone e lavorano su piccola scala. Ma questo modulo limita l'attività di movimento al livello locale; non può essere fatto a livello regionale o nazionale. Inoltre, per funzionare bene, i gruppi di solito si devono ridurre a quel gruppo informale di amici che gestiscono le cose in primo luogo. Questo esclude molte donne dalla partecipazione. Finché l'unico modo in cui le donne possono partecipare al movimento è attraverso l'appartenenza ad un piccolo gruppo, i non-gregari sono in netto svantaggio. Finché i gruppi di amicizia sono il principale mezzo di attività organizzativa, l'elitarismo diventa istituzionalizzato.

Per quei gruppi che non riescono a trovare un progetto locale a cui dedicarsi, il semplice atto di stare insieme diventa la ragione del loro stare insieme. Quando un gruppo non ha un compito specifico (e la presa di coscienza è un compito), le persone che vi si dedicano dedicano le loro energie per controllare gli altri del gruppo. Questo non è fatto tanto per un desiderio maligno di manipolare gli altri (anche se a volte lo è) quanto per la mancanza di qualcosa di meglio da fare con i loro talenti. Le persone capaci con il tempo tra le mani e la necessità di giustificare il loro incontro mettono i loro sforzi nel controllo personale, e passano il loro tempo criticando la personalità degli altri membri del gruppo. Le lotte intestine e i giochi di potere personali dominano la giornata. Quando un gruppo è coinvolto in un compito, le persone imparano ad andare d'accordo con gli altri così come sono e a sussumere le loro antipatie personali per il bene dell'obiettivo più grande. Ci sono dei limiti alla costrizione a rimodellare ogni persona a nostra immagine di ciò che dovrebbe essere.

La fine della sensibilizzazione lascia le persone senza un posto dove andare, e la mancanza di struttura le lascia senza un modo di arrivarci. Le donne del movimento o si rivolgono a se stesse e alle loro sorelle o cercano altre alternative d'azione. Sono poche le donne che sono disponibili. Alcune donne si limitano a "fare le loro cose". Questo può portare ad una grande quantità di creatività individuale, gran parte della quale è utile per il movimento, ma non è un'alternativa praticabile per la maggior parte delle donne e certamente non promuove uno spirito di gruppo cooperativo. Altre donne si allontanano completamente dal movimento perché non vogliono sviluppare un progetto individuale e non hanno trovato il modo di scoprire, partecipare o avviare progetti di gruppo che le interessano.
Molti si rivolgono ad altre organizzazioni politiche per dare loro quel tipo di attività strutturata ed efficace che non sono riusciti a trovare nel movimento delle donne. Quelle organizzazioni politiche che vedono la liberazione delle donne solo come una delle tante questioni a cui le donne dovrebbero dedicare il loro tempo, trovano così nel movimento un vasto terreno di reclutamento di nuove adesioni. Non c'è bisogno che tali organizzazioni si "infiltrino" (anche se questo non è escluso). Il desiderio di una significativa attività politica generata nelle donne dal loro inserimento nel movimento di liberazione delle donne è sufficiente a renderle desiderose di unirsi ad altre organizzazioni quando il movimento stesso non fornisce sbocchi per le loro nuove idee ed energie. Quelle donne che si uniscono ad altre organizzazioni politiche pur rimanendo all'interno del movimento di liberazione delle donne, o che si uniscono alla liberazione delle donne pur rimanendo in altre organizzazioni politiche, diventano a loro volta la cornice per nuove strutture informali. Queste reti di amicizia si basano sulla loro comune politica non femminista piuttosto che sulle caratteristiche discusse in precedenza, ma operano in modo molto simile. Poiché queste donne condividono valori, idee e orientamenti politici comuni, anch'esse diventano élite informali, non pianificate, non selezionate e irresponsabili - che lo vogliano o meno.


Queste nuove élite informali sono spesso percepite come minacce dalle vecchie élite informali precedentemente sviluppate all'interno di diversi gruppi di movimento. Questa è una percezione corretta. Queste reti politicamente orientate sono raramente disposte ad essere solo "sorelle" come molti dei vecchi gruppi, e vogliono fare proselitismo con le loro idee politiche e femministe. Questo è naturale, ma le sue implicazioni per la liberazione delle donne non sono mai state adeguatamente discusse. Le vecchie élite raramente sono disposte a portare alla luce tali differenze di opinione, perché ciò comporterebbe l'esposizione della natura della struttura informale del gruppo.
Molte di queste élite informali si sono nascoste sotto la bandiera dell'"antielitarismo" e della "mancanza di struttura". Per contrastare efficacemente la concorrenza di un'altra struttura informale, esse dovrebbero diventare "pubbliche", e questa possibilità è irta di molte implicazioni pericolose. Così, per mantenere il proprio potere, è più facile razionalizzare l'esclusione dei membri dell'altra struttura informale con mezzi come "mordere di rosso", "riformisti-esche", "lesbiche-esche" o "semplici". L'unica altra alternativa è quella di strutturare formalmente il gruppo in modo tale che la struttura originaria del potere sia istituzionalizzata. Questo non è sempre possibile. Se le élite informali sono state ben strutturate e hanno esercitato una discreta quantità di potere in passato, un tale compito è fattibile. Questi gruppi hanno una storia di essere politicamente efficaci in passato, poiché la tenuta della struttura informale si è dimostrata un adeguato sostituto di una struttura formale. Diventare strutturati non altera molto il loro funzionamento, anche se l'istituzionalizzazione della struttura di potere lo apre a sfide formali. Sono quei gruppi che hanno più bisogno di una struttura che spesso sono meno capaci di crearla. Le loro strutture informali non sono state troppo ben formate e l'adesione all'ideologia dell'"immobilità" li rende riluttanti a cambiare tattica. Più un gruppo è destrutturato, più manca in strutture informali e più aderisce ad un'ideologia di "immobilità", più è vulnerabile ad essere preso in mano da un gruppo di compagni politici.
Poiché il movimento in generale è altrettanto destrutturato come la maggior parte dei suoi gruppi costituenti, è ugualmente suscettibile di influenza indiretta. Ma il fenomeno si manifesta in modo diverso. A livello locale la maggior parte dei gruppi può operare autonomamente; ma gli unici gruppi che possono organizzare un'attività nazionale sono gruppi organizzati a livello nazionale. Così, sono spesso le organizzazioni femministe strutturate che forniscono una direzione nazionale per le attività femministe, e questa direzione è determinata dalle priorità di queste organizzazioni. Gruppi come NOW, WEAL, e alcuni caucus di donne di sinistra sono semplicemente le uniche organizzazioni in grado di organizzare una campagna nazionale. La moltitudine di gruppi di liberazione delle donne non strutturate può scegliere di sostenere o meno le campagne nazionali, ma non sono in grado di organizzare le proprie. Così i loro membri diventano le truppe sotto la guida delle organizzazioni strutturate. I gruppi dichiaratamente destrutturati non hanno modo di attingere alle vaste risorse del movimento per sostenere le sue priorità. Non ha nemmeno un modo di decidere cosa sono.

Più un movimento è destrutturato, meno controlla le direzioni in cui si sviluppa e le azioni politiche in cui si impegna. Questo non significa che le sue idee non si diffondano. Dato un certo interesse da parte dei media e l'adeguatezza delle condizioni sociali, le idee saranno ancora ampiamente diffuse. Ma la diffusione delle idee non significa che siano attuate, ma solo che se ne parla. Nella misura in cui possono essere applicate individualmente, possono essere messe in pratica; nella misura in cui richiedono un potere politico coordinato per essere attuate, non lo saranno.
Finché il movimento di liberazione delle donne rimane dedicato ad una forma di organizzazione che sottolinea piccoli gruppi di discussione inattivi tra amici, i peggiori problemi di mancanza di strutturazione non si faranno sentire. Ma questo stile di organizzazione ha i suoi limiti; è politicamente inefficiente, esclusivo e discriminatorio nei confronti di quelle donne che non sono o non possono essere legate alle reti di amicizia. Coloro che non rientrano in ciò che già esiste a causa di classe, razza, occupazione, istruzione, stato civile o parentale, personalità, ecc. saranno inevitabilmente scoraggiati dal cercare di partecipare. Coloro che si adattano svilupperanno interessi personali nel mantenere le cose così come sono.
Gli interessi personali dei gruppi informali saranno sostenuti dalle strutture informali esistenti, e il movimento non avrà modo di determinare chi eserciterà il potere al suo interno. Se il movimento continua deliberatamente a non selezionare chi deve esercitare il potere, non abolisce il potere. Tutto ciò che fa è rinunciare al diritto di esigere che coloro che esercitano il potere e l'influenza ne siano responsabili. Se il movimento continua a mantenere il potere il più diffuso possibile perché sa di non poter chiedere responsabilità a coloro che lo hanno, impedisce a qualsiasi gruppo o persona di dominare totalmente. Ma allo stesso tempo assicura che il movimento sia il più inefficace possibile. Si può e si deve trovare una via di mezzo tra dominazione e inefficacia.
Questi problemi vengono alla ribalta in questo momento perché la natura del movimento sta necessariamente cambiando. L'aumento della coscienza come funzione principale del movimento di liberazione delle donne sta diventando obsoleto. A causa dell'intensa pubblicità sulla stampa degli ultimi due anni e dei numerosi libri e articoli in superficie in circolazione, la liberazione delle donne è diventata una parola d'ordine. I suoi temi sono discussi e i gruppi rap informali sono formati da persone che non hanno una connessione esplicita con nessun gruppo di movimento. Il movimento deve passare ad altri compiti. Ora deve stabilire le sue priorità, articolare i suoi obiettivi e perseguire i suoi obiettivi in modo coordinato. Per fare questo deve organizzarsi - a livello locale, regionale e nazionale.

PRINCIPI DI STRUTTURAZIONE DEMOCRATICA

Una volta che il movimento non si aggrappa più tenacemente all'ideologia dell'"immobilità", è libero di sviluppare le forme di organizzazione più adatte al suo sano funzionamento. Questo non significa che dovremmo andare all'estremo opposto e imitare ciecamente le forme tradizionali di organizzazione. Ma non dobbiamo nemmeno respingerle tutte ciecamente. Alcune delle tecniche tradizionali si riveleranno utili, anche se non perfette; alcune ci daranno indicazioni su ciò che dovremmo e non dovremmo fare per ottenere certi fini con costi minimi per gli individui del movimento. Per lo più, dovremo sperimentare diversi tipi di strutturazione e sviluppare una varietà di tecniche da utilizzare in situazioni diverse. Il Lot System è un'idea che è emersa dal movimento. Non è applicabile a tutte le situazioni, ma è utile in alcune. Altre idee per la strutturazione sono necessarie. Ma prima di poter procedere a sperimentare in modo intelligente, dobbiamo accettare l'idea che non c'è niente di intrinsecamente cattivo nella struttura stessa - solo il suo uso eccessivo.

Mentre ci si impegna in questo processo di tentativo ed errore, ci sono alcuni principi che possiamo tenere a mente che sono essenziali per la strutturazione democratica e sono anche politicamente efficaci:

 1) Delega di poteri specifici a persone specifiche per compiti specifici attraverso procedure democratiche. Lasciare che le persone assumano posti di lavoro o compiti solo per difetto significa che non sono fatti in modo affidabile. Se le persone sono selezionate per svolgere un compito, preferibilmente dopo aver espresso interesse o volontà di farlo, hanno assunto un impegno che non può essere ignorato così facilmente.
2) Richiedere che tutti coloro ai quali è stata delegata l'autorità siano responsabili nei confronti di coloro che li hanno selezionati. Questo è il modo in cui il gruppo ha il controllo sulle persone in posizioni di autorità. Gli individui possono esercitare il potere, ma è il gruppo che ha l'ultima parola su come viene esercitato il potere.
3) Distribuzione dell'autorità tra quante più persone ragionevolmente possibile. Questo impedisce il monopolio del potere e richiede a coloro che occupano posizioni di autorità di consultarsi con molti altri nel processo di esercizio del potere. Dà anche a molte persone l'opportunità di avere la responsabilità di compiti specifici e quindi di imparare competenze diverse.
4) Rotazione dei compiti tra individui. Le responsabilità che sono tenute troppo a lungo da una persona, formalmente o informalmente, vengono viste come "proprietà" di quella persona e non sono facilmente cedute o controllate dal gruppo. Al contrario, se i compiti vengono ruotati troppo spesso l'individuo non ha tempo per imparare bene il suo lavoro e acquisire il senso di soddisfazione di fare un buon lavoro.
5) Ripartizione dei compiti secondo criteri razionali. Scegliere qualcuno per una posizione perché è gradito dal gruppo o dare loro un lavoro duro perché non è gradito non serve né al gruppo né alla persona nel lungo periodo. L'abilità, l'interesse e la responsabilità devono essere le principali preoccupazioni in questa selezione. Alle persone dovrebbe essere data l'opportunità di imparare abilità che non hanno, ma questo è meglio farlo attraverso una sorta di programma di "apprendistato" piuttosto che con il metodo del "lavandino o nuotare". Avere una responsabilità che non si può gestire bene è demoralizzante. Al contrario, essere in lista nera dal fare ciò che si può fare bene non incoraggia a sviluppare le proprie capacità. Le donne sono state punite per essere competenti nella maggior parte della storia umana; il movimento non ha bisogno di ripetere questo processo.
6) Diffusione delle informazioni a tutti il più frequentemente possibile. L'informazione è potere. L'accesso alle informazioni aumenta il proprio potere. Quando una rete informale diffonde nuove idee e informazioni tra di loro al di fuori del gruppo, sono già impegnati nel processo di formazione di un'opinione, senza che il gruppo vi partecipi. Più si sa come funzionano le cose e cosa sta succedendo, più si può essere politicamente efficaci.
7) Parità di accesso alle risorse necessarie al gruppo. Questo non è sempre perfettamente possibile, ma dovrebbe essere perseguito. Un membro che mantiene il monopolio su una risorsa necessaria (come una macchina da stampa di proprietà di un marito o di una camera oscura) può influenzare indebitamente l'uso di tale risorsa. Anche le competenze e le informazioni sono risorse. Le abilità dei membri possono essere equamente disponibili solo quando i membri sono disposti ad insegnare agli altri ciò che sanno.

 Quando questi principi sono applicati, essi assicurano che qualsiasi struttura sviluppata da diversi gruppi di movimento sarà controllata dal gruppo e responsabile nei confronti del gruppo. Il gruppo di persone in posizioni di autorità sarà diffuso, flessibile, aperto e temporaneo. Non saranno in una posizione così facile per istituzionalizzare il loro potere perché le decisioni finali saranno prese dal gruppo in generale. Il gruppo avrà il potere di determinare chi eserciterà l'autorità al suo interno.


(traduzione da: https://www.jofreeman.com/joreen/tyranny.htm
La prima versione di questo articolo è stata presentata in occasione di una conferenza convocata dalla Southern Female Rights Union, tenutasi a Beulah, Mississippi, nel maggio 1970. Il testo fu scritto per Notes from the Third Year (1971), ma i redattori non lo utilizzarono. Fu poi sottoposto a diverse pubblicazioni del movimento, ma solo uno chiese il permesso di pubblicarlo; altri lo fecero senza permesso. Il primo luogo ufficiale di pubblicazione fu nel Vol. 2, n. 1 della Seconda Onda (1972). Questa prima versione nelle pubblicazioni di movimento è stata scritta da Joreen. Diverse versioni furono pubblicate nel Berkeley Journal of Sociology, Vol. 17, 1972-73, pp. 151-165, e nella rivista Ms., luglio 1973, pp. 76-78, 86-89, scritta da Jo Freeman. Questo pezzo si è diffuso in tutto il mondo. Numerose persone hanno curato, ristampato, tagliato e tradotto "Tyranny" per riviste, libri e siti web, di solito senza il permesso o la conoscenza dell'autore. La versione che segue è una miscela dei tre qui citati. )

DiEM25: Not just another political party

DiEM25 non è l'ennesimo partito politico: DiEM25 è un movimento europeo una proposta radicale, coraggiosa al limite dell'incoscienza, ed è la nostra unica speranza nel momento del pericolo, oggi, quando l'Europa sta per autodistruggersi nel fascismo e nel sangue, e l'estinzione del genere umano è una prospettiva troppo poco lontana.

Il nostro unico scopo, uno scopo vitale, essenziale, urgente, è riportare la speranza: dire come è possibile ricostruire l'Unione Europea su basi democratiche, e che non c'è scampo se non la ricostruiamo; mostrare una possibilità contro il "There Is No Alternative" del debito e dell'austerità liberista; indicare soluzioni per salvare il pianeta; e mostrare che tutte queste cose, la distruzione della democrazia europea, la distruzione del pianeta, lo strangolamento del debito, sono connesse, e connessa deve essere la risposta.

Questo è il nostro compito, ed è un compito da affrontare con ogni mezzo necessario: diffondendo le nostre idee e proposte; conquistando un'egemonia culturale; imponendo la nostra agenda politica, facendo sì che i candidati rappresentanti politici sentano il bisogno di adottarla se vogliono essere eletti; e, infine, se e quando torna utile, anche partecipando alle elezioni.

Solo quest'ultima piccola cosa la fa una forza elettorale, per tutte le altre serve un movimento. Per questo, quando decidemmo che uno dei mezzi da usare per mettere sul piatto e imporre all'agenda politica il nostro European Green New Deal sarebbe stata la partecipazione alle elezioni europee, scegliemmo di distaccare dal corpo di DiEM25 delle ali elettorali:  agenzie con uno scopo specifico e parziale rispetto al Movimento, che restava una cosa distinta (e per questo in paesi più civili, come la Grecia e la Germania, le ali elettorali hanno assunto un nome diverso da DiEM25: rispettivamente, Mera25 e DiE).

Perché un movimento è cosa diversa da un partito, anche se ci sono partiti che si chiamano così, o almeno (per nulla togliere al Partito Comunista del Manifesto di Marx ed Engels) è cosa diversa da un partito nel senso in cui lo intendiamo noi oggi: un'associazione di persone che si domandano come tradurre in rappresentanza elettorale le istanze portate avanti dalla società civile, per esempio come tradurre in voti manifestazioni come quella di Verona o quella del 15 marzo.

Molti di noi temevano che questa differenza e questa distinzione sarebbero state incomprensibili per i più, e così è stato. Quello che non ci aspettavamo, era che la stessa dirigenza italiana di DiEM25 fosse vittima dell'equivoco, ma così è stato: Lorenzo Marsili, il Collettivo Nazionale italiano e l'Ala elettorale italiana erano persuasi che l'unico modo serio di fare politica fosse di costruire un vero partito e presentarsi alle elezioni, è questa la visione di DiEM25 che hanno trasmesso ai nuovi iscritti, ed è questo il compito a cui hanno lavorato con impegno e coerenza in questo ultimo anno.
E' per questo che persone sinceramente impegnate in DiEM25 e in perfetta buona fede oggi credono che non presentarsi alle europee significherebbe la fine di DiEM25, ed è per questo che nella descrizione della nuova opzione 2 si promette che l'ala elettorale continuerà a costruire il movimento, pardon partito, in vista delle elezioni amministrative.

Ma questa è un'anomalia italiana, non il progetto di DiEM25 o quello che avevamo deciso nel costituire l'ala elettorale.

Un'anomalia che purtroppo ci ha portato ad attuare le stesse strategie di un qualsiasi partitino minore, a inseguire il balletto degli accordi di segreteria, e a pensare che si potesse annacquare il nostro programma pur di ottenere un qualsiasi accordo elettorale e la chimerica "unità delle sinistre". Perché è ovvio: se esistere vuol dire essere presenti nelle competizioni elettorali, questa era l'unica cosa da fare, e chi non lo capiva, come quel 70% che votò contro le alleanze al di fuori di European Spring, era solo un pazzo idealista troppo duro e puro per capire che il rischio di raccogliere 150.000 firme non ce lo potevamo permettere. Di fronte a questa follia, le persone ragionevoli dell'ala elettorale hanno sentito il preciso dovere di ignorare quel voto e proseguire nella rincorsa di più vaste alleanze.

I fatti che Lorenzo Marsili descrive così argutamente nel suo video dimostrano quanto fosse profondo e rovinoso questo equivoco. Come era ampiamente prevedibile, la solita vecchia strada delle solite mediazioni fra i soliti vecchi soggetti ci ha portato nel solito vecchio posto: in un pantano. E non poteva essere altrimenti: "chi vuole salvare la propria vita, la perderà".

DiEM25 è la nostra unica speranza in Europa, e paradossalmente era anche l'unica speranza per l'unità della sinistra italiana (e forse può ancora esserlo): proprio perché questa unità non si raggiungerà mai con la coazione a ripetere della solita vecchia maniera. Questa unità può nascere solo da una proposta totalmente nuova, radicale e concreta. Una proposta credibile per i cittadini, non per le segreterie. Una proposta  non compromessa in alcun modo con l'accettazione della "necessità economica" delle scelte politiche austeritarie, ma neanche con l'eterno balletto della ricerca di un seggio e delle alleanze fra segreterie di portatori di interessi e pacchetti di voti: questa è e deve essere DiEM25.

Sunday, 4 November 2018

Traduzione della conferenza stampa di Yanis Varoufakis - 26 ottobre 2018



https://www.yanisvaroufakis.eu/2018/10/28/diem25-will-contest-the-european-parliament-elections-in-italy-press-conference-announcement-rome-26th-oct-2018/?fbclid=IwAR1PHzyB7zNlOnl0zDvApnYJ6kSjaFzboJGkCs8L8n4zAf1N2kQXBdHtxs4

https://soundcloud.com/yanisv/rome-press-conference-friday-26-oct-2018

La principale ragione per cui siamo qui è perché l'Italia oggi è dilaniata da due forze opposte: una è Bruxelles, l'altra è Salvini. Dall'establishment di Renzi, Merkel, Juncker, Moscovici da una parte e dal temerario, razzista, xenofobo, antieuropeo progetto di Salvini dall’altra. Quello che stiamo facendo, come Diem25, in Italia, Francia, Germania, Grecia, va visto in questo contesto. Oggi, l'Italia è il “Ground Zero” della crisi europea. L'Italia deve essere al cuore delle preoccupazioni dei progressisti nel mondo.

Questo può sorprendere alcuni di voi: proprio mentre parliamo Bruxelles e Salvini stanno lavorando molto bene insieme, contro l'interesse degli italiani, in particolare, e degli europei in generale. Salvini è il più grande sostenitore di Bruxelles, perché Juncker, Merkel, Macron e gli altri restano attaccati al potere dicendo: “qualunque errore stiamo facendo, a Bruxelles, a Berlino, a Roma (sto parlando di Renzi) dopo di noi viene Salvini”. E Bruxelles è a sua volta il più grande sostenitore di Salvini: con l'imposizione all'Italia di regole che garantiscono la stagnazione italiana e la distruzione del reddito e delle prospettive per il futuro per la maggioranza degli italiani, rende possibile a Salvini di indicare una via d’uscita nel populismo xenofobo.


Permettetemi di affrontare direttamente la questione che preoccupa la maggioranza di voi oggi in Italia, lo scontro con Bruxelles riguardo al bilancio italiano. La nostra posizione come Diem25 è che sia Bruxelles che il Governo Lega-5 Stelle sono profondamente e intenzionalmente in errore.

Bruxelles sbaglia ad imporre all'Italia regole fiscali e bancarie che garantiscono la stagnazione italiana, regole che sono state accettate dall'establishment italiano che oggi è al fallimento. Le regole fiscali dell'UE sono analiticamente prive di basi perché non esiste una cosa come il deficit strutturale: è qualcosa che non può essere misurato e non deve essere misurato. È basato su una teoria economica fallata. Stanno costringendo Roma a introdurre ancora più austerità, in un momento in cui la crescita italiana è crollata quasi allo 0%. Se il governo italiano, qualsiasi governo italiano, dovesse rispettare il Fiscal Compact e ridurre il deficit allo 0,8% (come prevedono le regole), il rapporto deficit-PIL aumenterebbe, non calerebbe, come risultato della sicura caduta del PIL che ne deriverebbe: e voi avreste un'altra recessione.

Anche il Governo Lega-5 Stelle sbaglia: questo bilancio non stimola la crescita in maniera sufficiente a fare la differenza per la gran parte delle persone e il risultato sarà un’esplosione del deficit senza grandi benefici. Tagliare le tasse dei redditi più alti, per esempio, non dà slancio alla crescita: quando i ricchi ricevono una riduzione delle tasse, o la risparmiano o la portano in Svizzera, in Lussemburgo, ecc.

Anche peggio: questo governo e Bruxelles sanno di essere profondamente in errore. Bruxelles sceglie di sbagliare perché è più interessata a mantenere una sembianza di controllo sui nostri paesi che alla prosperità condivisa in Europa. E il Governo Lega-5 Stelle sceglie di sbagliare perché Salvini e Di Maio sono più interessati a mantenere la loro precaria alleanza che alla prosperità del popolo italiano.


Il momento presente

Questa è la situazione che abbiamo di fronte: l'Italia è in stagnazione perché il suo establishment di centro ha accettato le regole dell'UE che hanno soffocato l'Italia, causando la propria rovina politica e aprendo la strada a Salvini.

L'Ancien Régime (compreso Renzi e i suoi padroni di Bruxelles) e il governo Lega-5 Stelle sono due facce della stessa medaglia. Bruxelles e Salvini continueranno a sostenersi a vicenda mentre l’Italia affonda, mentre l’Europa si disintegra. Uno dei danni collaterali di questa lotta Salvini-Bruxelles è che abbiamo smesso del tutto di parlare delle riforme dell’Eurozona che sono assolutamente necessarie per mantenere l’Italia nell’eurozona, per mantenere la Grecia nell’eurozona, per rendere sostenibile l’Eurozona in quanto tale – persino le riforme che il Presidente Macron propose alla discussione sono ormai affondate.

L'Establishment oligarchico italiano (il PD, Forza Italia, ecc.) ha causato il problema e non può pretendere oggi di essere parte della soluzione.

Salvini sta sfruttando questa frammentazione e questa contraddizione dell’establishment per riportare, con la sua feroce xenofobia, un nuovo fascismo in italia, mentre il M5S è sempre più screditato nel suo ruolo di stampella su cui Salvini si appoggia per prepararsi ad assumere il governo da solo il prossimo anno.

Dobbiamo agire adesso! L'Italia ha urgente bisogno di una nuova alternativa progressista contro l’alleanza spuria dell’establishment oligarchico e del nazionalismo di Salvini.

Quello di cui l’Italia non ha bisogno, invece, è che noi progressisti facciamo una ennesima triste alleanza di sinistra con i soliti sospetti. L'Italia non ha bisogno di un'altra lista Frankenstein di sinistra che ricucia insieme i cadaveri di quella che un tempo era la gloriosa sinistra italiana. L'ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno è l’ennesima lista di candidati di sinistra senza un coerente programma di cambiamento, un programma di cambiamento che risponda alle domande: “Che fare con le banche? Che fare col debito pubblico? Che fare con la povertà?”, e non solo in Italia ma anche in Francia, in Germania, in Grecia? Questo è il motivo per cui siamo qui oggi: per annunciare che metteremo insieme una lista con un programma unico, coerente e credibile.


Chi siamo?

Potete ben domandarci: “ma voi chi siete?”. Chi sono quelli che faranno questa cosa? Lo scorso marzo, a Napoli, ero qui per DiEM25 insieme ai colleghi di svariati movimenti politici da Polonia, Portogallo, Danimarca, col mio amico Benoit Hamon, dalla Francia, con il sindaco di Napoli De Magistris, per imbarcarci nel progetto di mettere insieme una lista transnazionale con un programma coerente attraverso l’Europa. Questo programma ora l’abbiamo completato, dopo molti mesi di duro lavoro. È il programma progressista, ecologista, femminista, umanista, razionale di una coalizione paneuropea che

abbiamo chiamato “Primavera europea”, “European spring”.

Che cosa proponiamo?


Visto che è in Italia che abbiamo la crisi politica più grave, comincio dall’Italia, per fare alcuni esempi del tipo di proposte che stiamo mettendo sul tavolo e che riguardano allo stesso tempo il livello locale, nazionale ed europeo.

1. La prima cosa che proponiamo è che venga creata e immediatamente ampliata una voce del bilancio italiano che preveda un reddito minimo garantito.

2. La seconda è rottamare il taglio delle tasse ai redditi più alti che Salvini vuole introdurre. Quando regali delle mance ai ricchi, come ho detto prima, non crei sviluppo: lo abbiamo sempre saputo, com’è che ora ce lo siamo dimenticato?

3. Sostituire questo taglio delle tasse con un grande piano di investimento nell'economia verde, e aggiungere alla somma necessaria altri 12 milioni di euro, portando il deficit al limite di Maastricht del 3% L’investimento totale sarà di 20 miliardi di euro, da spendere per a) la transizione industriale ed ecologica, ossia per affrontare problemi come quello dell’ILVA di Taranto e delle delocalizzazioni delle manifatture a basso valore aggiunto; b) la sicurezza ambientale, a cominciare da un piano di prevenzione sismica; c) investimenti in infrastrutture per evitare che si ripetano disastri come quello di Genova, e per investire nel trasporto sostenibile.

Rispetto alle regole fiscali della UE, la nostra proposta è di passare dal 2,4% al 3%, ma per stimolare la crescita. Se l'UE vuole che l'Italia si conformi al fiscal compact, ok: noi proponiamo che il governo italiano convochi un summit del Consiglio dell’Unione Europea per proporre quanto segue, al fine di ridurre il deficit fiscale dell'Italia dal 3% al 0.8% o addirittura allo 0%. Il Consiglio dell’Unione Europea potrebbe dare il via a tutto questo con una semplice decisione. Non c’è bisogno di nessun cambiamento dei trattati. Potrebbero dare il via libera alla Banca Europea degli Investimenti (EIB), che appartiene a tutti gli stati membri dell'UE, per emettere buoni della EIB fino al 5% del PIL, ogni anno e per 5 anni, cioè circa 500 miliardi di euro, con la Banca Centrale Europea che sorveglia i mercati secondari per acquistare questi buoni se i loro rendimenti superano una certa soglia, esattamente come ha fatto in questi ultimi anni.

In questo modo, si rilanciano gli investimenti pubblici attraverso la Banca Europea degli Investimenti, in Italia, in Germania, in Grecia, con il 5% del PIL: e così che puoi avere un governo italiano che riduce il deficit ai livelli prescritti dal Consiglio Europeo e dal Fiscal Compact. Come vedete, stiamo proponendo allo stesso tempo una soluzione per l’Italia e una soluzione per l’Europa.

Questo è parte del nostro New Deal per l'Europa. E questa può essere una soluzione combinata per l'Italia e per l'Europa. L'Europa ha disperatamente bisogno di un piano di investimenti verdi su larga scala per creare i posti di lavoro qualificati che mancano in tutta Europa. Un’Europa dove, in Germania come in Italia, stiamo costringendo i giovani a lavoretti precari, in una condizione che nutre il nazionalismo, il razzismo, e la xenofobia in tutto il continente. Abbiamo bisogno di fare questo investimento per creare l’Unione dell’Energia Verde che non c’è. Ne abbiamo bisogno per molte ragioni, per la salvezza del pianeta, ma anche per sganciarci dal Gazprom di Putin.

Signore e signori, austerità per i più e socialismo per i banchieri ci hanno condotto all’attuale fase fascista in Italia, al collasso del centrismo politico in tutti i paeis, e all'Europa reazionaria e divisa che è il sogno di Mr. Trump.

Oggi, qui a Roma, diciamo: “basta!”. Diciamo che un'altra Italia, un'altra Europa sono non solo possibili ma sono qui, nella forma del nostro movimento transnazionale, con un unico programma comune in cui la gente può credere, in Italia, in Germania, in Francia, ovunque.

Cosa proponiamo per l’Unione Europea?

Quanto ai nostri prossimi passi, noi, DiEM25, siamo qui come parte del del processo iniziato a Napoli nel marzo di quest'anno, con Luigi De Magistris, con Benoît Hamon di Génération-s, con il partito Alternativet in Danimarca, con Razem in Polonia, con Livre in Portogallo, con MeRA25, il nostro nuovo partito greco, con i partiti ecologisti e i partiti di sinistra con i quali stiamo dalogando.

Ma quel che ci interessa è che non stiamo presentando semplicemente una lista di persone che vogliono farsi eleggere, ma un programma comune, radicalmente europeista, e che chiunque voglia discutere con noi questo programma, che è a uno stato molto avanzato, può farlo.

Potete andare su europeanspring.net, leggere il programma per tutta l'Europa, e discutere, scrivere, commentare. Non ci interessa che le persone discutano in relazione al partito di cui fanno parte o del leader che sostengono: questo è un modo vecchio di fare politica che non ci interessa. Siamo interessati alle soluzioni. Chiunque sia interessato ad un unico programma che lavora per tutta l'Europa, per l'Italia come per la Germania ecc., può venire con noi ed essere parte della lista.

Le elezioni del Parlamento europeo del 2019 sono soltanto un inizio. Ci danno l'opportunità di fare questo dibattito. Useremo le elezioni di maggio per trascendere il falso conflitto tra Salvini e Bruxelles, tra l'incompetente establishment autoritario e i misantropi nazionalisti internazionali. Diem Italia è qui, ci stiamo muovendo su e giù per il Paese, stiamo programmando tre eventi importanti a novembre (ce ne sarà uno a Milano, uno a Roma, uno a Taranto), raccoglieremo le firme in giro per Italia e invitiamo tutti i partners che hanno partecipato all'incontro di Napoli a unirsi a noi.

Non c'è più tempo da perdere. Proclamiamo questo in Italia e dappertutto, perché ci stiamo muovendo allo stesso modo in Germania, Grecia, Francia e qui non solo per disputare un'elezione ma per dare agli italiani la promessa della prossima “primavera europea” con un messaggio: i progressisti italiani non saranno soli a lungo

Tuesday, 24 May 2016

La politica presa sul serio


Per far pulizia di un po' di balle sulla politica, una semplice dimostrazione geometrica da non dimenticare:

"La direzione di uno Stato o di un partito attraverso persone che (nel senso economico della parola) vivono esclusivamente per la politica e non della politica, significa necessariamente un reclutamento plutocratico delle classi politicamente dirigenti"
 da Max Weber, La politica come professione (p. 39).


Dimostrazione (pp. 37 ss.):

"Vi sono due modi di rendere la politica la propria professione. O si vive "per" la politica, o si vive "della" politica" (...). "Della" politica come professione vive chi cerca di farne una fonte duratura di reddito; "per" la politica, invece, vive colui per il quale ciò non accade. Perché qualcuno possa vivere "per" la politica.  Perché qualcuno possa vivere "per" la politica in tal senso, debbono esserci, nell'ambito dell'ordinamento della proprietà privata, alcuni presupposti, se volete, abbastanza banali: in condizioni normali, egli deve essere economicamente indipendente dai redditi che può procurargli la politica. Ciò significa, molto semplicemente, che egli deve essere benestante o comunque in una posizione sociale che gli renda introiti sufficienti.
(...) Oltre a ciò egli deve essere economicamente "libero", nel senso che le sue entrate non possono dipendere dal fatto che egli ponga permanentemente e personalmente  la sua forza lavorativa e il suo pensiero, del tutto o prevalentemente, al servizio del proprio profitto.

Ora, libero in questo senso è nel modo più assoluto chi vive di rendita,  quindi colui che fruisce di entrate senza alcun lavoro, sia, come nel caso dei proprietari terrieri del passato, dei latifondisti e delle persone di alta condizione dei nostri tempi, dai redditi fondiari (nell'antichità e nel medioevo anche dai redditi del lavoro servile o dei servi della gleba), sia da titoli o simili fonti di reddito.
Né il lavoratore, né, è molto importante osservarlo, l'imprenditore (anche e proprio il grande imprenditore moderno) è libero in questo senso.
Infatti, anche e proprio l'imprenditore (e quello industriale molto più di quello agricolo, per il carattere stagionale dell'economia agricola) è legato alla sua attività e non è libero da impegni."


Saturday, 3 October 2015

Chiedere conto a Dio del male umano

Non c'è casa e non c'è mondo, non ci sono offesa, sfregio, incanto

Non c'è il dovere di dire "e tutto ciò è buono", né di dire "e tutto ciò è disgustoso", perché non c'è qualcuno separato dal tutto che lo possa dire.
E parlo di "dovere" perché anche questo fa parte dell'illusione: siamo buoni, giusti, conformi a ciò che si deve essere perché giudichiamo, prendiamo le misure della legge e diciamo "tutto questo è buono", o il suo contrario.
No.
Non è che siamo troppo piccoli, insignificanti o indegni per poter giudicare (a meno che non lo facciamo in nome di un Dio). E' che per giudicare bisogna chiamarsi fuori, e noi non siamo fuori, siamo parte - labilmente, transitoriamente e illusoriamente distinta dal tutto che ci attraversa. Chiamarcene fuori e giudicare è la madre di tutte le illusioni, e l’incanto e lo sfregio si alternano perché figli di questa stessa illusione. La Volkommenheit è al di là della colpa perché è al di là dell'accusa e del giudizio, e in questo è felicità e godimento: essere senza separazione e giudizio parte del tutto.

E lo so quali sono la tua domanda e la tua obiezione: certo, ma allora, in questa prospettiva, bene e male non ci sono, eppure noi sentiamo e sappiamo, con assoluta certezza, che le leggi assassine e razziste sull’immigrazione lo sono, ad esempio. Negando la capacità di giudicare, di dire il bene e dire il male, neghi anche questa verità immediata della coscienza.
Ma questa verità immediata della coscienza è, io credo, proprio la percezione del nostro essere parte, la certezza assoluta con cui sentiamo che nessuno si salva o si libera da solo, perché l’esistenza, lo sviluppo, la libertà di ogni essere sono la nostra – non per una nostra sovrana decisione e scelta, ma perché, semplicemente e solidamente, lo sono.
Auschwitz, o nel nostro piccolo le politiche sull’immigrazione, o il potere del sopravvivente, o l’uomo a una dimensione, o anche banalmente le trasmissioni televisive in cui si afferma e si riafferma che l’essere umano è in vendita, e vale di più quello che ha il prezzo più alto – tutte queste cose sono male perché distruggono, strappano, seppelliscono quel che gli umani possono essere

Forse quando smetteremo di chiedere conto di Auschwitz a un Dio, e cominceremo a pensarlo come un male che gli esseri umani fanno agli esseri umani, si comincerà finalmente a ragionare.

Se io sono te e tu sei me quando siamo in vita, lo siamo anche da morti: non c’è nessun essere che seppellisce, ci sono mutazioni, forme e possibilità di essere nuove e diverse che passano e ci attraversano, e si sviluppano, e non si danno le une senza le altre. Queste mutazioni, forme, possibilità attraversano questo corpo e questa storia che mi fanno dire “io” quando questo corpo e questa storia esistono, e ne attraverseranno altri quando questo corpo e questa storia non esisteranno più. Non è il veicolo l’importante.

Ma soprattutto: no, non è tutto uguale. Non è l’essere che nella sua totalità seppellisce quello che gli umani sono e possono essere: sono, sempre, gli umani stessi a seppellirlo.

Non è tutto uguale. Ci sono il bene, la pienezza, la maturità “di quando cosa ch'è felice cade”, e c’è il male di quando l’esistenza, lo sviluppo e la libertà della cosa vengono recisi, impediti, immobilizzati (e per noi umani siamo soprattutto noi umani a farlo).
C’è questa particolare possibilità di essere, questa declinazione, sfumatura, orientamento distinto che non è, rispetto al tutto, più di una sfumatura, ma è ciò che, al di là del mio corpo o della mia storia, mi fa dire “io”, e che può, o può non, giungere a pienezza di sviluppo, felicità, maturazione, e poi lasciar posto all’esplorazione di altre possibilità. In questo “può”, o “può non”, tutto si gioca per me, e si gioca insieme ai miei simili, necessariamente e non per scelta - perché tagliata fuori dai loro pensieri e dalle loro azioni, da "l'essere che viene al mondo attraverso la complicità degli uomini tra loro" neanch'io posso pensare, fare, essere nulla.
E c'è il rischio che questa particolare possibilità che sono io venga invece limitata tanto da non poter giungere ad alcuna pienezza, ristretta, chiusa, immobilizzata, o anche cancellata. Ma questa chiusura e immobilità non sono necessariamente nella morte, anzi, possono essere anche nel suo rifiuto e nelle conseguenze che esso comporta – come vedi nel potente, in molte forme di religione, nella paura, nell'identità, ...

Il male esiste, ma non è l’essere stesso: è il fatto, presente in esso, che le possibilità possono essere distrutte, chiuse, strappate, immobilizzate.
Ma l’essere non è Dio, non è qualcuno a cui chiedere conto di questo fatto: è, semplicemente, e contiene anche questo fatto. E’ proprio per questo che, senza poterne chiedere conto a Dio, siamo tanto più obbligati ad avere cura di quello che cresce e a combattere il male.

Und wir, die an steigendes Glück
denken, empfänden die Rührung,
die uns beinah bestürzt,
wenn ein Glückliches fällt.
(e noi che pensiamo la felicità
come un'ascesa, ne avremmo l'emozione
quasi sconcertante
di quando cosa ch'è felice cade. 
Rilke, Decima elegia).